Spesso riaccendo i segni fuggitivi

della giovinezza, fuggitivi e contorti,

in questo lento sconforto che pretende

nuovi abbandoni,

e la speranza nutre abbagli in un dialogo

frettoloso ed incerto.

Altra stagione si affaccia sospettosa

e fra i giochi , impaurito, ho abbandonato

l’ultima cadenza della luce.

Forse inseguendo le piccole alchimie

dei racconti, delle leggende aggredite,

raccolgo il fruscio di strani aromi,

che aggiungono ferite al solito nirvana.

Dicevi lacerazioni nell’affondo

a segnare l’aria di brusii senza più aroma,

capace di intrecciare più cellule

per alcuni sussulti che si stringono

al brusio del falsetto.

*