Cerco di non avere troppi legami con me stesso.
Di tanto in tanto mi affaccio, sporgo il lume:
parole brevi, se necessarie
altrimenti si sta bene anche in silenzio.
Passo il tempo a cercare altro:
un particolare fazzoletto, una busta che mi piace,
a volte un tramonto;
una strada bendata, una data scaduta.
Poi un bicchiere mi cade
o tace il cielo di magnifico schianto,
allora compilo il mio assegno in bianco e rompo
la scena muta
inventandomi persino un nome, a chi me lo chiede,
certe volte anche un santo
dietro la luce di una porta.