Lascio l’ombra dell’anima
screziata a fuoco
dal vulcano
scolorita forse polvere
a singhiozzo

Lascio coi miei libri preferiti
le pagine che odorano
di sale
i versi senza timbro di respiro
svelano
sogni a prova di maestrale

Lascio solo gocce di rugiada
che in Primavera
ho carpito al prato
non conosco altre stagioni
alla mia vita
non un cielo
ad orizzonti dilatati

Mi sento nelle vene
già il presentimento
e il rendiconto
di un labile tramonto

Lascio il mio volto
cadavere nella stiva
disteso in sogni lunghi
non visto ma perduto
strano esiliato tra la gente

La strada si biforca
a questo punto
andrò in cerca di quello che è perduto