Liberazione

Ora da un tempo intatto ed indiviso

sorridono i tuoi occhi sbriciolati

a un vento fresco e docilmente arreso

a quiete nubi e lunghe all’orizzonte,

e a più sommessa e più deserta luce,

verde di corse agli argini festivi

si accende il natio Po, riconquistato.

Ma al chiaroscuro che blandisce e sfianca,

sull’onda già straniera cui ti affido

a me discenda un lungo tempo ottuso,

il tempo solitario di giacere

come una pietra qualunque del fiume,

e un sonno opaco, denso, minerale,

senza dolore, e senza più memoria.

E al fondo di un torpore non umano,

cieco di giorni, di opere e stagioni,

posare ignoto ai gorghi e le barene,

fino a sentire come un’eco certa,

respiro su respiro, senza scosse,

placarsi la corrente, e venir meno:

e risvegliarmi intatto a un caldo sole,

la scuola ora è finita, e le ragazze

ansando su lucenti biciclette

sciolgono i corpi bruni a nuovo amore,

a nuova vita la vita ci chiama.