Ti avvicini come per dire qualcosa,
mentre fuori il buio aggredisce la notte
e i tuoi occhi si sostengono ai miei
che rincorro parole su un libro
girato al contrario per strapparne un senso.
Mi dici qualcosa con la voce più acuta d’uno spillo,
come per catturare l’attenzione
perché a volte le parole sfuggono
nella disattenzione del momento.
Eppure sei più me di me stesso,
hai i tempi esatti della mia esistenza,
anche se il dado a sei facce ha sbiadito il suo volto
e la fortuna gira su se stessa senza nemmeno
trasformare gli eventi in momenti d’oroscopo,
anche se per noi l’oracolo è un destino
che un altro ha posto e dell’alterità ne è il senso.
E allora basta masticare parole come lingue,
vivere nell’illusione del tempo che non passa!
e allora dimmi quello che hai deciso di dirmi,
rimarrò in silenzio come un padre
che nel figlio ascolta il motivo della sua esistenza,
come un sentiero che Hansel usa ancora per ritrovare la strada.