Andy Warhol

WARHOL E LA CAMPBELL’S SOUP

(…) Tra le creazioni diventate icone, sono interessanti le lattine Campbell’s soup. Esse sono emblematiche dell’arte di Andy Warhol: la sua attività artistica conta tantissime opere, che egli produceva in serie con l’ausilio di un impianto serigrafico. La ripetizione era il suo metodo di successo: su grosse tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine.

La pop art warholiana, che portava gli scaffali di un supermercato all’interno di un museo o di una mostra d’arte, era una provocazione nemmeno troppo velata: l’arte, proprio in quanto pop art, doveva essere consumata come tutti gli altri prodotti commerciali di massa, come le lattine della Campbell’s soup.

Per diventare oggetto di consumo di massa, un oggetto ha bisogno di una forte identità, poiché i media tendono a personificare i prodotti di massa e quindi conferire loro un’immagine per renderli immediatamente riconoscibili e stabilire una relazione emotiva con il consumatore.

Ciò è paradossale nella situazione storica odierna, in cui invece le persone perdono di individualità, e tendono ad annullare il proprio individuum nella massa, dimenando il proprio corpo con movimenti ripetitivi e monotoni nelle discoteche o urlando all’unisono cori di massa negli stadi.

Il paradosso odierno deriva dal fatto che la cosa, l’oggetto di consumo può predicare l’essenza di sé e dire: “io sono la Campbell’s soup”, mentre l’uomo annulla il suo bios rappresentato dal volto e dagli occhi enfatizzando il corpo che rappresenta la zoe, la parte indifferenziata ed animalesca dell’uomo. L’uomo, che ha perso coscienza dell’oggettività del proprio io e che chiede agli altri quale sia la propria identità, diventa segmento disperso nella massa. Dalla massa infatti cerca di ottenere il riconoscimento, anche a costo di perdere la sua vera identità in un disordinato desiderio di apparire.

Paradossalmente invece l’oggetto di consumo, anche se banale come la Campbell’s soup, attraverso i mass media e la disciplina pubblicitaria assume un’essenza e un’identità proprie, anzi spesso l’oggetto di consumo – divenuto sacro perché protagonista – risulta l’elemento oggettivo su cui l’essere umano proietta le proprie istanze soggettive (…).

Giuseppe Tarditi