Prigioniero di questa sera

distratte le vigili ombre

tiro le somme del giorno

stappato ad una vita infeconda.

Quanto ho perso, quanto ho guadagnato

quanto sudore di pena è grondato

da questa sterilità straripante!

Qui il corpo, fermo e pesante,

l’anima che all’alto aspira

bipede non si è staccata in volo:

la gravità si fa sentire

le esili ali sono fragili e deboli

per vincerne spinta e resistenza.

Si spoeta la vita tra stupori.

Mentre ne rileggo il peggio

una solitudine mi riabbraccia

nessun fumo di morgana

resta nella mano se tenta di afferrarlo

l’informe sostituisce ogni forma

che si delinei col suo contorno

i cristalli pure opacizzano

se incolumi superano urti mortali,

poco o nulla da franamenti e smottamenti

si recupera e resta utile

e sempre è raro che da’incidenti

sortiscano benefici venturi.

Se si svuota nel tempo

la cassaforte delle illusioni

la miseria si diffonde

e un’angoscia resta nel cuore.

La vita desiderata è appena

una finta proiezione di sogni.

Pusillanimi si sosta davanti alla porta

della verità senza mai entrarvi

sbirciando dalla toppa

vedi chiuse le finestre

del passato e del futuro

da qualche oblò forse appena giunge

un timido raggio di presente.

Non vi è salto che ci sbalzi nell’aldilà

alla deriva, in un mare di interrogativi,

tra maree di oscurità e sprazzi di luce

naufraghi galleggiamo inzuppati di paura.

Non c’è transumanza o traslazione

che ci adduca nei cambi di stagione

a prati di serenità e quiete interiore.