Pablo Picasso

RENDEZ–VOUS

Nella camera ancora fatale

dell’ancora fatale casa

dove la ragione e la morale

stanno più che a loro agio,

sembra aspettare la venuta

alla quale, misero, non crede

di qualche presenza conosciuta

e mormora a mezza voce:

“Risuona la tua voce nella mia anima

e ardono gli occhi nel mio cuore.

Dice il mondo che è cosa infame,

ma che importa, o mio vincitore!

“Ho la tristezza e ho la gioia,

e ho l’amore ancora una volta,

del sogghignante amore la lagrimuccia,

o tu bello come un lupacchiotto!

“Venisti a me, monello selvaggio,

sei tu, chiacchiere e grazia,

abile col corpo e con la bocca,

che mi violenti in tutto.

“Il mio scrupolo verso l’estrema

tua giovinezza e infanzia male

ancora sbrogliata, e persino

quasi in tutto il mio animale.

“Due, tre anni son passati, appena

sufficienti per far diventar virile

il tuo fiore d’allora, e il tuo respiro

pronto ancora ad esaurirsi.

“Che rude gagliardo devi essere

e come buoni sarebbero gli istanti

se potessi venire! Ma, traditore,

prometti, dici: ne rispondo.

“Giuri sul cielo e la terra,

poi manchi agli appuntamenti…

Deh, vieni stavolta! Ottempera

ai miei desideri impazziti.

“Ti aspetto come il Messia,

arriva, cadi nelle mie braccia;

una rara scelta festa

ti guata, arriva, vedrai!

Fosforo si accende nei suoi occhi

e il suo labbro dal perverso sorriso

si secca sulle barbe della penna

che tiene per scrivere questi versi.

Paul Verlaine