Geoffrey Jones

GIARDINIERE

Chino sull’erba, raccogli invecchiato le foglie autunnali

con un rastrello piccolo e un giubbotto

che grida il suo arancione. Canticchi qualcosa.

Per questo non puoi vedere la mia mano

che ti saluta dall’auto. Né, forse,

ricorderai l’antica ragione che muove al saluto

più che fraterno. Eravamo in un prato,

d’estate, e indosso avevamo divise

non ancora ufficiali: tute blu, da lavoro,

mestissime. Tu, quando l’istruttore

fece esplodere il secchio e ridendo sguaiato

disse che questo fa venire un ventre se è pieno di birra

a colpirlo come si deve, che scoppia e si muore,

tu non applaudivi vociando come la ciurma degli altri.

Piangevi dirotto. E io, nel mio inverno inchiodato,

ti abbracciavo.

Fabio Pusterla