Quante cornacchie sposano l’idea che Kafka abbia voluto luce per i loro occhi?

Ora ho davanti immagini di un prato grande quanto l’Inghilterra, liscio e brillante

e qualche raro albero cresciuto col preciso scopo di misurare le distanze.

Di fatto una cornacchia scende sull’erba e fissa lo scrittore al centro della scena.

Occhi terribilmente belli, come se il mondo delle donne avesse scelto

due bottoni neri per gridare il suo furore, il rapimento in fogli ancora bianchi

come calchi di gesso perché Kafka è sempre più indeciso tra il volo e la

tortura della forma, il prato immenso e la topografia di un regno con le regole.

DTS