Florian Imgrund

LA VITA SILENZIOSA II

Ma tu conoscerai del mio sorriso

l’implorazione ferma

nei millenni come una ferita,

io del tuo l’alba e ogni alba.

Germoglio lieve ti conoscerò:

quando aprirai, quanto ci appagherai

di lievi avvenimenti.

Droghe innocue, bufere di marzo;

orti d’iridi e di cera, sinecure

per menti e mani molli d’allegrie;

letture su pulviscoli d’estati,

letture su piogge, tra spine infinite di piogge.

Talvolta Urania il verso

come armato frutto ci spezzerà davanti:

massimi cieli,

voli che la notte

solstiziale riattizza,

gemme di remotissimi

odi e amori, d’idrogeno

sfolgorante fatica:

deposti qui nell’acqua di un pianeta

per profili di colchici e libellule.

Forse alzerò fino a te le mie ciglia

fino a te la mia bocca cui l’attesa

alterò dire, esistere.

E anche nella terra,

domani, nell’ultimo mio indizio

inazzurirà di stellati entusiasmi,

di veloci convulse speranze.

Avremo lontananze capovolte

specchi che resero immagini rubate

fiori usciti da mura ad adorarti.

Saremo un solo affanno un solo oblio.

Andrea Zanzotto