C’è un campo incolto sterminato
di pietre e di sabbia
con una brulla spianata d’arbusti
attraversata dal selciato
d’una strada rurale,
dissestata e abbandonata,
che si perde lontano, fuori dal mondo,
in un ignoto deserto solitario,
sotto un cielo glaciale senza pioggia né sole.
Non conosco viandanti,
che l’abbiano frequentato
nel loro girovagare
per le vie fuorimano della terra.
E io stesso più volte mi sono perduto
a furia di cercarne i confini
in qualche anfratto nascosto
del suo tracciato.
Ma dalla sabbia e dai rovi
tra i sassi, senza luce e senz’acqua,
è cresciuta una rosa,
rigogliosa e brillante dei colori,
che t’accendono il volto,
ed ha un profumo d’antico
come una ferita sempre viva nel petto
che non rimargina mai e dà sempre dolore.
I suoi petali di velluto sono lacrime delicate,
che si nutrono solamente
della sua disperazione
e basta un solo soffio di vento
a rianimarne la vita,
che riprende a pulsare con vigore nel silenzio.
E tutta la distesa di rena e di pietre
è ingentilita
dalla sorpresa di tanti colori
luccicanti di questa rosa fiorita
nel deserto di rovi.
Ed io già m’innamoro dello splendore
di fuoco di questo fiore
e lo proteggo con tutta la passione,
di chi cura la più rara creatura
della sua ispirazione.