Gerard Sexton


TRA TELOS E CONTINGENZA

C’è qualcosa di fortemente impositivo nel momento in cui s’inizia a scrivere: quasi una dettatura.

Una volta dicevo che quando scrivo è come se tendessi l’orecchio, se dovessi essere capace d’ascoltare.

C’è anche sempre un telos, una spinta verso una meta lontanissima e che porta lo sguardo in avanti a perdita d’occhio. È comunque un richiamo e tu lo ascolti, ti avvicini. Forse ti domandi cosa dice, forse no.

Questa voce parla per accenni, brandelli soltanto, come la Sibilla; è una voce che spinge, sospinge avanti verso una meta di verità, un telos di esattezza, di potente chiarezza.

A questo la poesia dovrebbe aderire. Da sempre mi accorgo dell’impatto, dello scontro quasi tra telos e contingenza, tra la contingenza che porta da tutte le parti, disperde e confonde la meta d’esattezza, di precisione e giustezza che la poesia cerca di raggiungere.


Milo De Angelis