Igor Voloshin

LA FINE DEL MITO

E quando il mito non è condiviso?

E l’incanto solamente

un fremente assolo

suonato a orecchie indurite?

Non abbiamo altro che:

una melodia,

una montagna dalle vette innevate, isolata,

ombre di abeti blu su neve abbagliante,

onde sonore che si curvano infinite

cagliando l’aria gelata,

inascoltate e, come tali,

inesistenti?

Uno specchio,

che riflette la nostra stessa illusione,

un solipsismo di visione,

luminoso, fragile:

un muro,

che ci rimbalza i segnali,

che manca di fluidità,

i reciproci rimandi, le mosse combinate

di un gioco di coppia;

anche se ci sono ancora gesti inaspettati,

angoli da compensare,

perché anche l’indifferenza conosce

una certa cortesia:

un dono,

che richiede lo scambio rituale,

eccolo è per te,

tirato fuori dalla borsa, non incartato,

anonimo:

e tu,

accetterai, così poco e così tardi?

E quando il mito si frantuma,

– era dunque così fragile –

in vetri aguzzi, pugnali per il cuore,

non è, dopotutto, una gran

notizia, c’è solo che sei di nuovo

sola, un neutrino infinitamente piccolo

che attraversa la densità della vita

senza lasciar traccia,

insignificante sotto occhi che non vedono

un cielo nero e gelato,

noncurante.

Brenda Porster