A Vittoria, contemporanea

La fine dell’inizio dell’estate

Stava seduta, sul profilo del mare agitato in una burrasca di birra, l’onda infranta

Il blu della lumaca di mare sembrava avere fatto la sua magia in un finto lago

Il vento dava forme ai vestiti e movimento al corpo,

L’animo fermo scoglioso, in silenzio, impietritosi, non so dove

Con il silenzio attorno a riemergere un dialogo solitario, logorroico insieme laconico, fatto di terra

Sepolto, da scovare sotto un vulcano spento, o da un terremoto di passati

Forse non avevo più nulla da dire, diversamente

Una pittrice ritenta i profili in una pittura morta di melograni gravidi e cipolle dorate

Quando una piuma appesantita si alza appena a mezzo volo,

I capelli incollati dalla salsedine fanno ombra al libro del Principe di Cavascura

E una gonna da lontano si confonde con una bandiera d’arresa, o di una vela all’avanscoperta

Mentre ancora una famigliola unita nell’attraversare il ponte del castello delle cento finestre

incrociando lo sguardo, lancia un’intesa al romanzo della vita

S’alzavano e si abbassavano le nuvole trascinandosi la polvere dei nostri pensieri, come

Miracoli da giocare a carte

Le campane suonavano a festa il santo delle cento pezze, che si era accordato al canto degli angeli

Mentre la brezza del vento abbracciata al sole d’inizio settembre mi sottraeva un po’ di malinconia

I gabbiani variavano nel numero delle ore, sorvolando la nostra terrena volata di pescatori

Quanto lo hai aspettato questo amore, per lasciartelo scappare?

Gli hai avvolto una sciarpa, oppure è una corda, e poi stai attento a non tirarle un solo capello

Si chiama amore, o si chiama scusa posso amarti?

E le barche, le barche colorate di bianco, arancione, azzurro imitazione del cielo

Dondolano solleticate dal mare imbronciato, confuso nei suoi mulinelli e nei suoi spruzzi,chiassoso

Mentre credevo che tu mi stessi guardando avevo dimenticato

che per prima dovevo vedermi io, e amarmi in ogni dove

C’è stata la fotografia che ho scattato alla coppia che sfilava sfacciata il suo amore,

la donna svolazzava i suoi veli e l’uomo vestiva quel nudo,

ma quando è giunto il momento di ricordartelo era solo il giorno dopo quell’istantanea

ed ognuno di noi era già tornato indietro,

nella ricerca di altre mete, quasi non consapevole d’essere meta di quella mezza metà.