Il risveglio affonda desolato,

assediato da un mare senza coste.

Si sperde l’indomito coraggio

nel rivedere l’onda, ricadere gonfia

sull’abisso che si scopre.

Bianche lenzuola

stese alle pareti delle chiese,

ispirano imploranti tasselli di preghiere.

Mendicante l’animo si prostra,

disarmante, ai piedi del conforto.

Il muro schioda il candido drappeggio,

semina schegge di ruvido interesse

che nelle carni incidono col fuoco

il marchio del danno,

la firma conclusiva sull’effige.

Il muro disumano ha radici nel casato,

non regge il tetto ed il calore

e orfana mi espone alle intemperi.

Come una muffa si spande contagiando,

l’oltraggio che l’essere mi fiacca.

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