Oh, se non è tragico questo
il tuo volto deformato
la tua bocca rivoltata e
litri di intestini da osservare laggiù
aggrovigliati come un cervello-serpe
intorno a certi segreti
tutti coinvolti nello spasmo
della deflagrazione: urla mozzate
mozzate le mani, ficcate nei capelli,
svanite lì dentro a quel cespuglio di pensieri;
oh, se non è tragico questo
il tuo sorriso allargato a dismisura
come un parallelo terrestre
e migliaia di denti conficcati come menhir
a segnare il passaggio di astri e comete;
Oh, se non è disdicevaole
tutta questa sacralità
in quest’attimo fatale,
nell’ultimo ansito volgare
della cacofonia di sudori
del tuo orgasmo, piccolina,
che non so come replicare.