“La Poesia non è mai calcolo, discorso ragionato e puntuale, bensì un continuum, attinto all’acqua che scorre incessante, traendo frammenti di un tutto che poi si ricompone .“ Questi assunti sembrano riecheggiare quanto intuito e sostenuto da un grandissimo poeta, Federico Garcia Lorca, che confidava ai suoi lettori ed estimatori: “ … La poesia è qualcosa che va per le strade, che si muove, che passa al nostro fianco. Tutte le cose hanno il loro mistero e la poesia è il mistero che contiene tutte le cose. Per questo non concepisco la poesia come astrazione, ma come cosa realmente esistente, che mi passa accanto.“

Il viaggio poetico di Gianpaolo G. Mastropasqua riafferma e ripercorre , attraverso la rivisitazione di un flashback rivissuto, in un luogo e in un tempo definiti, l’accostamento all’essenza pura della poesia. Tutto si compie in una notte, ( o quasi), tra il mare e la terra, nel convulso agitarsi tra il liquido elemento e la compatta linea di confine, continuamente invasa e modificata dall’eterno attacco. In questo scenario avvengono mutazioni, sconvolgimenti, levitazioni e naufragi, voli e sprofondamenti, trasfigurazioni e desideri di reincarnazione, perdita di identità e aneliti di eternità.

Su tutto vigilano e dominano il Tempo e lo Spazio: per cui la vicenda esistenziale e poetica trova una sua naturale e logica estrinsecazione nell’animato e convulso palcoscenico di ogni giorno. Esiste un chiaro nesso tra “ … l’acqua ( alias-Tempo ) archetipo supremo, e la terra (alias-Spazio) dimensione di gran lunga inferiore, eppure capace di contendere ad armi impari utilizzando l’unica proprietà che il Tempo non possiede: la bellezza, così come mirabilmente intuito e descritto nel suo “ Fondamenta degli incurabili “ da Brodskij. Con questo slancio e con una caparbia tensione ideale, insieme con il contemporaneo avvitamento su se stesso, Gianpaolo in uno sforzo catartico si libera delle costrizioni e della limitatezza della sua dimensione corporea per elevarsi in una nuova condizione, che si realizza dopo una sofferta metamorfosi in cui l’originario ectoplasma si libera dalla sua gabbia per approdare in “ … un mondo inverso “ , dove “ … la terra è luce liquida “ , “ … come salata acqua di fonte … “ , per dirigersi “ … verso il mare che verrà . “

SpazioUnoTre, 19 gennaio 2012 Fortunato Buttiglione