Caserta, 2 aprile 2012

“AGAVE”

di Cinzia Marulli Ramadori

Note di Vanna Corvese

[Ho ricevuto la silloge di Cinzia quando volevo lasciar perdere ogni iniziativa di presentazione di libri. Questo però m’incuriosiva; avevo letto l’esergo e il ritratto poetico di Anita Napolitano e mi piaceva la bella copertina con l’uccello di fuoco di Andrea Leoni, ma lo lasciavo stare lì bene in vista nello scaffale delle ultime pubblicazioni, senza decidermi. Solo dopo un po’ di tempo ho cominciato a leggerlo.]

Mi ha colpita allora lo slancio lirico e l’unità d’ispirazione di questa opera prima. Il cuore della raccolta è racchiuso nell’esergo, che è nello stesso tempo dedica e incipit del libro:

Figlio

io sono Agave

nel suo fiore

svetta

il mio amore

L’amore è il filo rosso del percorso di Cinzia nella vita e nella scrittura e lega i quattro elementi, che corrispondono alle quattro sezioni del libro: radice, fiore, amnios e aere.

L’agave, che si erge dritta e forte sul fusto, è una pianta ben radicata nella terra, fiorisce una sola volta e dopo aver raggiunto la sua pienezza, muore. Ha numerose spine all’apice e ai margini delle foglie. Dunque il dono che reca gioia, il fiore, si accompagna alla presenza dolorosa degli aculei. Cinzia si affida alle immagini che germinano da questa metafora per esprimere il miracolo della vita, che ha in sé dolore e bellezza e si estende gradualmente oltre la cerchia degli affetti familiari.

In questa raccolta l’autrice cerca l’equazione tra slancio creativo e forma compiuta, tra passione e costruzione sapiente.

Tradurre in linguaggio poetico l’esperienza della maternità ha creato un ponte tra ciò che è indicibile, tumultuoso, oscuro e ciò che è limpido, dominato dalla ragione. Nonostante la prevalenza di toni intimistici, i versi manifestano una forte coscienza di donna provata dalle difficoltà della vita. L’esperienza, limitata ma vissuta profondamente, la rende capace di comprendere condizioni di sofferenza diverse dalle sue, per esempio quelle causate dalla violenza del potere criminale: in una lirica intitolata “Si straziano i silenzi”, trasfonde il suo amore della vita in accenti forti di indignazione civile per l’uccisione di Peppino Impastato, dedicando i versi non solo a tutti i giovani che si sono ribellati alla mafia, ma anche alle loro madri (pag.18).

Il suo sguardo, così attento a ciò che è dentro di lei e vicino al suo mondo, è capace di spaziare anche lontano.

Nel libro esprime il mistero della nascita che fiorisce nel grembo, e poi la vicinanza fisica, il legame forte con la piccola vita affidata a lei, ma nello stesso tempo i suoi versi rivelano una precisa cifra spirituale: l’amore materno si estende ad altri aspetti dell’esistenza e a eventi interiori, anzitutto al sentimento dell’amicizia, che ha diversi gradi, nasce da un’affinità profonda con un’altra donna nella quale scopre che la passione e il dolore diventano poesia [“Ad Anita Napolitano” ].

Questo afflato approda a una forma alta e commossa nell’ultima poesia, “Carla e Roberta”, che costituisce la preziosa appendice intitolata AMORE, quasi il suggello della raccolta. Roberta è una donna autistica. Carla è la madre di Roberta.

C’è un percorso unitario nelle quattro sezioni, RADICE (terra), FIORE (figlio e fuoco della giovinezza), AMNIOS (acqua, liquido amniotico), AERE (aria) .

1] Il grembo che esplode al vagito della vita è la terra e la radice. (p.14) È nel corpo-materia che cresce il fiore-figlio. Il corpo si dona in un abbraccio, ed è qui che nasce la speranza di un amore più vasto.

Il questa realtà fisica e spirituale c’è anche il radicarsi dei sentimenti e delle scelte fondamentali, anche eroiche, di un’umanità dolente.

Il grembo è anche quello della madre morente. Cinzia attende l’ultimo alito e invoca un solo secondo per stringerla al petto/per tornarle nel grembo (pag.19). Di fronte all’ictus il dolore si traduce in un linguaggio metaforico sorprendente:

non più parole /ma strascicati versi e /occhi persi / nel bianco dell’oscurità/ il corpo non risponde/ è tronco d’albero senza radice…

L’esperienza della terapia intensiva a cui è sottoposta la persona cara ispira accenti duri, quasi violenti, nelle immagini di “Tubi dissonanti” (pag.23) della terapia intensiva sembrano meduse / che si avvinghiano / a corpi fatiscenti /…

La sezione si conclude con un canto d’amore esteso a tutta un’umanità dolente (pag. 26)

Ed è nel grembo che nasce la speranza /di creare finalmente quel sentire /che ogni anima dovrebbe sempre ricordare /anche quando s’incrociano gli sguardi / di tante persone ignare e sconosciute

In una lirica la speranza è detta “piuma” con una metafora insolita.

2] Il tema della maternità si sviluppa poi nei versi della seconda sezione, “FIORE”, dove prevale il senso della vita che cresce nella realtà della nuova generazione. In “Logopedia” la tenerezza materna segue il silenzio, ed il lieve esitare del … balbettio/ Quella parolina sospesa sul respiro. (pag. 33) Il figlio con mille colori disegna il suono disperatamente e infine urla i suoi colori. E ad ogni alba ritrovata la luce inonda la mente della madre e il cuore si spalanca / ed abbraccia la vita. (30).

Cinzia ha uno sguardo attento sull’adolescenza, che appare inconsapevole degli eventi e manifesta il disagio nei silenzi, nei giochi beffardi e nelle lacrime di rabbia (pag.34).

Sa cogliere il trepidare della gioventù insicura nella “Notte prima degli esami” (pag.36)

Nella poesia Acrobata (35) c’è un’immagine che traduce uno stato d’animo con una forma audace di sinestesia: Gli sguardi / velati dall’incertezza / intingono i pennelli / nei colori della speranza.

3] Nella sezione AMNIOS, l’acqua è celebrata come l’elemento che accoglie e fa crescere anche i pensieri. Qui la parola si collega al tema del sogno e del silenzio, sullo sfondo marino. Sono molteplici i significati della voce, intesa in senso proprio e metaforico: a volte si ascoltano “I sospiri del mare” (pag.49) dove “il pensiero fluisce verso l’orizzonte / tra le freschezze azzurre degli ariosi pensieri; altre volte il vento soffia sulle foglie / e il corpo si piega / al fluire della marea (51); oppure soffia il “Maestrale”(p.48) ed è un vagare solitario / tra la risacca del tempo.

4] L’ultima sezione, “AERE” ci fornisce interessanti indizi sulla scelta della scrittura, collegata alla contemplazione della bellezza e alla profondità dello sguardo sulla realtà.

Il discorso prende forma con un ricco linguaggio metaforico: (pag.59)

Straripa l’inchiostro / dagli argini della mia anima /è un fluire nero e tumultuoso / sul bianco foglio della ragione.

Il compito della scrittura poetica non è facile. A volte le forti emozioni diventano urlo di ribellione, come nella poesia dedicata ad Anita (pag 72 )

La tua penna ha inciso nella roccia

la rabbia sconfortante dell’offesa…

È adombrata altrove la presenza di una guida. Il maestro è visto “silenzioso / camminare tra pareti di carta”, a lui si rivolge (pag.62) quando cerca di definire una forma di poesia:

ed io sono lì

nascosta nel buio

e ascolto nell’aria

la tua poesia

rompere il silenzio

è come breccia

nella roccia

che implode

ora

vedo la via

frammenti di pietra

tracciano il sentiero.

Queste note si concludono con la lettura della poesia “Carla e Roberta” dell’ultima sezione intitolata “Amore”, nel segno di un profondo senso della maternità, da cui è possibile allargare lo sguardo su un orizzonte più vasto

Vanna Corvese