articolo comparso sul blog Circolo Letterario Anastasiano a cura di Giuseppe Vetromile

Pierino Gallo e il suo ‘abbecedario di Verlaine’

La poesia non ha un tempo e non ha uno spazio delimitante, ovvero non si lascia imprigionare né si lascia piegare o modellare dalle tendenze, dalle politiche, dai sistemi, dalle contingenze storiche, sociali, politiche e geografiche; semmai, è vero il contrario: quando è alta poesia, quando è pura poesia, nasce libera ed essa stessa è esempio e propositrice di nuovi e più ampi confini e considerazioni sulla vita, sull’essere, sul mondo. Abbiamo molti esempi di poeti, dall’antichità classica fino ai giorni nostri, che con la loro forza espressiva, con la loro assidua ricerca del “rinnovamento” e del “rigenerante”, hanno non solo contribuito all’evoluzione linguistica, ma anche indicato indirizzi e filosofie nuove, nuove tendenze e correnti letterarie e poetiche.

In effetti, ogni poeta, se è autentico poeta, apporta il suo contributo più o meno grande alla continua evoluzione del pensiero letterario e all’arte in genere. Maestri, come dicevo prima, ce ne sono stati tanti, e non è male tenerli presenti, come riferimento, ma non per emularli o riproporli, ricalcando le loro medesime orme poetiche, bensì prolungando in un certo senso la loro memoria e la loro teoria poetica. E’ il caso di Pierino Gallo, che con “L’abbecedario di Verlaine” scrive poesie tenendo affettuosamente sulla scrivania (ed anche sulla copertina del libro) il ritratto del grande poeta simbolista francese. Ma il suo non è un riscrivere versi sulla falsariga dell’art poétique verlainiana, non è un prendere a prestito il mondo poetico del grande poeta simbolista per riproporcelo direttamente e tale e quale, in una visionarietà nostalgica ed epigonica che non risulterebbe autentica e sincera; la poesia di Pierino Gallo vive invece di propria intima energia, e il suo dettato, pur additando il Verlaine e menzionandolo quasi provocatoriamente nel titolo, oltre che nell’esergo, è autonomamente generato, e rigenerante, avventurandosi in un mondo poetico tutto suo, che dell’autore dei Poèmes saturniens attua soltanto l’essenza modale e progettuale: e cioè, una poesia che abbia i suoi giusti connotati nella scelta opportuna del verso e della sua musicalità, nell’andare in fondo alle cose senza eccessiva eloquenza, nel saper dare il giusto senso di sfumatura alle parole. Ciò è confermato anche dall’attenta prefatrice, Giada Diano, la quale asserisce giustamente che Pierino Gallo non attua un confronto con i poeti francesi, piuttosto esprime una sincera vicinanza. E si tratta di una vicinanza intima, senza alcun dubbio molto stretta, che, come scrive ancora la Diano, implica non solo il mondo poetico di Verlaine e di Rimbaud, ma addirittura tutta la sfera umana e sociale del nostro autore; e se è vero che non è possibile scindere il poeta dall’uomo, in quanto non si può essere poeti a comando, o soltanto in certe ore della giornata o solamente in certe situazioni, questa intrinseca e, sotto certi aspetti scambievole, qualità poetante, in Pierino Gallo assume certamente livelli di eccezionale qualità. La consapevolezza di esserlo imprime poi in lui una certa responsabilità a mantenere il tono del dettato aderente alle sue grandi capacità poetiche, nel continuo di un vissuto che sovente viene “disturbato”, se non ostacolato, da opzioni interne/esterne, difficoltà e problemi inerenti alla quotidianità: il vero poeta, e Pierino Gallo è vero poeta, si trova spesso a combattere contro questi “spuntoni rocciosi” che possono far naufragare la propria nave creativa. Specialmente nel mondo attuale, colmo di luci false e privo quasi del tutto di buoni riferimenti.
Ma Pierino Gallo va sicuro per la sua strada, indicandoci che per poetare bene, per percorrere la giusta strada della poesia, occorre avere in tasca l'”abbecedario di Verlaine”, non altro (o almeno quello), per produrre senza distrarsi dei versi che abbiano il sapore e il profumo della vera poesia, indipendentemente da tramontati e nostalgici classicismi, sperimentalismi, avanguardismi e altri “ismi” che possano connotare una eventuale nuova corrente letteraria e poetica. Giacchè i requisiti necessari per una buona creatività poetica sono comunque universalmente validi, e quelli dettati da Verlaine sono da prendere in particolare considerazione.
Ma tornando al nostro Pierino Gallo, è da notare la sua vasta cultura e la peculiare conoscenza della letteratura francese, avendo al suo attivo numerosi saggi nei quali ha ampiamente trattato autori come Chateaubriand e lo stesso Verlaine (oltre ai nostri Pascoli, D’Annunzio, Montale e Pasolini. Ciò non poteva in un certo qual modo, non dico influenzare, ma quanto meno “soffiare” in lui quella stessa aria e quello stesso senso di elegante evanescenza e musicalità che connota gran parte della poesia francese di fine ottocento: “…Il tuo canto, il tuo canto, / ridotto ad eco due volte / perché potessi amarlo…”, così, a pag. 33, il nostro Autore declama, come per insistere sull’urgenza di esprimere la propria verità poetica; ma il suo dettato poetico non si limita soltanto alle proprie istanze interiori da raffigurare e da modellare sulla pagina con versi brevi e sfumati, densi però di richiami e di rimandi: il suo dire è in effetti completo ed esteso, in quanto egli riflette nei suoi versi, in molte delle poesie che si susseguono l’una dopo l’altra senza titolo, come per dar corpo ad un canto continuo che tocca tutte le corde possibili, anche la complessità multicolore del mondo esterno. Si tratta comunque di una doppia operazione di frammentazione degli elementi allegorici e simbolici, quella che compie Pierino Gallo, e di una ricostruzione di un complesso edificio poetico, il cui risultato non fa che raffozzare, ampliandoli in un contesto più generale, direi universale, gli stessi primitivi elementi: “Tra la nebbia / non vedo / le sponde del lago / né lo specchio / dell’acqua“, dove nebbia e lago, da singoli elementi, acquistano nel complesso una significanza allusiva ben maggiore, come l’incertezza della vita, il senso dell’imponderabilità.
Credo, per concludere, che Pierino Gallo abbia dato ottima prova di sé, con questa sua recente opera, del suo eccellente talento letterario, dimostrando ancora una volta che il fare poesia non scaturisce semplicemente da innate illuminazioni, ma che queste innate illuminazioni devono continuamente essere sottoposte al vaglio e al filtro di una mente acuta e indulgente, costante nella ricerca letteraria e severa nell’uso dell’abbecedario, cioè degli elementi essenziali, per la costruzione di una linea poetica autentica e credibile.

Pierino Gallo, “L’abbecedario di Verlaine”, LietoColle, 2012. Prefazione di Giada Diano.