Dicono che “Le idee sono la parte invisibile del corpo” (Contrapunctus XVIII), che “Il Tempo/ è un contenitore contenuto” (Contrapunctus XV) e che “Tutto ciò che appartiene solo al presente muore con esso” (Contrapunctus XI). A dir le prime due è Edgardo Abbozzo, a dir la terza un noto Michail Bachtin. Però il conto non torna. Le idee restano mute, il “tempo” non ha “Tempo” e si assottiglia a un hic et nunc precario, auto-annullante. Come a voler scalzare l’heideggeriano esser-ci, nel futuro, col passato, per rendersi al presente. Solo nel contrappunto, sovrapponendo variegate melodie, l’essere avanza. In quel gioco degli opposti per cui “cemento” e “natura” (p. 9), “incompiutezza” e “piena umanità” (p. 11) formano vita. Tra “mutazioni e “molteplice invarianza” (p. 23) si muove Amedeo Anelli. Le forme utilizzate per il verso hanno al contempo la funzione di cantare e quella di mostrare. Utile al canto è l’etimologia del “contrappunto”, per cui la facile lettura dei poemi percorre l’alternanza, i toni vari. Sul lato concettuale, ogni segmento ha indizi contrapposti al successivo, ovvero indica, “significa” che niente può sussistere da solo, senza il suo “altro”.

E allora, “tempo grazioso// tempi furiosi/ le note-tempo/ si stratificano/ in fila ricorrenti// tempi-senso/ stratificano il cielo/ e la storia// da un mistero/ ad uno più profondo.” (p. 20)

L’esperienza sensoriale, d’altronde, scorre tutta nei diciotto Contrapuncti: “In una densa nebbia bucata di sole/ il bianco steso a stendere/ una fascia sospesa/ sui campi sul rosa-azzurro del cielo,/fra l’angolo di casa e la luce fioca, a fiato,/ il rosmarino fiorisce.// Ascoltate!// Il profumo terso / fra le dita” (p. 27).

L’orchestrazione del mondo (interno e esterno) è perciò aperta, data alla lettura. Tanto le “idee” che il “corpo” sono resi e il “Tempo” è ritrovato. Ci si domanda, infine, se l’uomo è ancora pronto ad accettarlo.

Pierino Gallo