Peter Coulson

QUEL MATTINO

Quel mattino finirono gli anni 80

con i residui degli

anni 70 che parevano

gli anni 60: sobri e turbolenti,

tre decenni con una speranza spenta

Prenditi un negativo (e dimentica): quelle

file che si incrociavano alle

fermate, gli ingorghi nel

traffico del mattino, gesti

tutti congelati all’edicola, i

malintesi (È ferito?) –

(Conosce Dante?). Li vedevi

aspettare, isolati alcuni dal fulgore del loro

esilio. L’aria (altrimenti

inviolabile)

era piena di scene da

film di Chaplin, un

vortice di pigmenti grigi, giorno e

notte di piogge grigie della

centrale a carbone sopra la

morta somiglianza di tutti gli angeli morti

senza braccia e senza gambe sulle

rovine tutt’intorno. Sì va bene,

pensavi: questo luogo

come qualsiasi altro

qui nella Mitteleuropa

dopo il sorgere del sole con

mandrie di nuvole al galoppo e l’intrico di voci

mattutine come colte

dal risucchio

di un porto… È questo? Mentre vai

avanti, ti scaldi, saluti

un paio di estranei sbadigliando

(Uno che sbadiglia!) arcistufo

delle tautologie, della fame, della

lenta introduzione a questa giornata.


Durs Grünbein