L’elfo riposto prima della pioggia, prima del diluvio.

I nostri passi adolescenti sotto le mura del castello.

Il muschio, la vegetazione intorno

erbacce, alberi abbattuti, alberi nuovi, rovi.

L’attimo durava per il mio piacere

come una nota tesa sulla corda di violino.

Allora non avrei pensato di tornare

dopo quasi mezzo secolo

trovarlo nella plastica miracolosamente

risparmiato, un po’ sbiadito, quasi integro,

accanto a un masso enorme

il pugno chiuso delle note

le tracce che avrei dovuto udire

quella sera. Ora non è possibile

le onde ritorte di vinile

un mare in miniatura in piena notte

in pieno inverno

le scaglie nere e martiri di melodie illeggibili.

Furono nostre le canzoni di una sera

come la pioggia il vento freddo il buio

l’inevitabile fruscio di insetti

i roditori impauriti

le labbra riverenti come crini di un archetto

alle improvvise crome bianche,

rivoli di impermanenza.