Quando l’ultimo sole calerà sul mio mondo
e la mia alba terrena
sarà solo un tramonto
con un cielo che si tinge di viola
e una grande ombra mi aprirà le sue braccia
per cantarmi ancora il tuo nome
come l’estremo ricordo
d’una parola di bene
per alleviare la pena dell’addio,
alzerò gli occhi al cielo
per invocarti
e sarà l’ultima cosa
prima di scomparire.
Non mi saluteranno gli uccelli
del mio giardino
con il solito volo del mattino
intorno alla mia persona,
nè si udrà il loro garrire festoso
e torneranno nel nido
dove rimpiangeranno
la nostra separazione.
E le piante ed i fiori
non apriranno al sole
i loro colori iridescenti,
la terrà sarà brulla
e un violento uragano
divellerà i rami e le aiuole
e tutto diventerà
una prigione deserta.
Con le braccia conserte
aspetterò il segnale della partenza
sereno, senza rimostranze
e vorrò rivedere ancora il tuo volto
e infine mi chiuderò nei miei sogni
appena giunge la notte.