L’undicesimo giorno cui si allude nel titolo di questa raccolta, richiama al processo di crescita e di continuo “avanzamento” cui l’utopia costringe e alla frase messa in esergo di Nichiren Daishonin «…il viaggio di Kamakura a Kyoto dura dodici giorni: se viaggi per undici giorni e ti fermi quando te ne manca uno solo, come puoi ammirare la luna sopra la capitale?». Con queste premesse non ci si poteva che aspettare una poesia di fitti richiami alla spiritualità e agli incroci fra quella occidentale ed orientale; e la “stimmung” è questa, anche quando si dà in una poesia limpida e dalle apparenti “minute cose”, dalle tonalità tenui e talora evanescenti e fluttuanti, che lasciano sullo sfondo “i grandi del sapere” verso una consapevolezza silenziosa e un non sapere. Forma enunciativa e compostezza formale, sino al “disegno” alla “silhouette”, in un dire che prende la forma talora diaristica e in cammino, contraddistingue questa scrittura talora con esiti di stilizzazione. Così il ricorso alla figuralità è ridotto al minimo e quello che conta è il ritmo fra suono e pausa ed andare a capo, l’espandersi del senso sulla pagina bianca. Per tutte le poesie, Delle due l’una «Delle due l’una/ quella che mi accompagna/ alla porta / solo amore importa/ mi dice/ ha le spalle più fragili./ Di notte/ sentivo la sua rabbia/ battere nei pugni/ la voce gonfiarsi/ di silenzi/ furia trattenuta/ temporale che corre/ senza esplodere./ Delle due l’una/ accarezza con gli occhi/ il prato/ solo l’amore importa/ dopotutto/».

Amedeo Anelli

dal Cittadino, 12 luglio 2012