Esiste in rete, a cura di Vincenzo della Mea, un aggregatore poetico – PoEcast – di incredibile utilità e facilità di consultazione: in concreto, PoEcast offre un indice giornaliero dei post pubblicati sui più importanti blog e siti di poesia in Italia. Questo servizio consente non tanto una panoramica della poesia italiana in rete, in quanto una panoramica è per sua natura strutturata; e nemmeno dà conto di molta poesia presente in rete (inevitabilmente, moltissimi blog personali ne sono esclusi, e ciò è spesso un bene: solo i più autorevoli e/o quelli di più lungo corso sono inclusi).
No, quello che offre PoEcast è la possibilità di seguire le tendenze generali dei lit-blog italiani: quali gli autori più spesso presenti, quali i quasi del tutto esclusi, quale l’attitudine critica nel presentarli. In sostanza, dando conto di cosa c’è, indica anche cosa manca. E su queste mancanze vorrei ragionare.
Prima di farlo, tuttavia, mi preme puntualizzare alcuni difetti forse intrinseci alla divulgazione in rete, e anche (perché no?) fuori dalla rete.

Accidentalità delle voci raccolte,per cui non è chiaro – ma forse non lo è nemmeno più nelle riviste – quali sono i criteri che regolano la selezione, né se la totalità delle voci raccolte in uno spazio virtuale è orientata o meno da un’idea anche militante di poesia: più spesso, se non sempre (mi sembra) il massimo a cui possiamo aspirare è un bilanciamento tra il fiuto estetico e/o la competenza di chi gestisce un sito, e l’intraprendenza degli autori nel proporre le proprie cose (a quanti autori sarà stato negato di pubblicare sui lit-blog?). Certo, in molti siti la qualità dei testi è medio-alta, o l’onestà di chi li presenta non tace le proprie perplessità; ma resta il fatto che una generica disponibilità ad accogliere le proposte (e mi ci metto dentro anch’io) prevale su un progetto unitario, su un nesso visibile tra premesse estetiche e testi ospitati.
Si obietterà, forse a ragione, che non spetta ai lit-blog questo tipo di lavoro critico (di giudizio, sistematizzazione, esplicitazione dei criteri selettivi). La stessa cosa, però, non posso tollerarla nelle antologie proposte come canonizzanti: personalmente, non mi sono ancora imbattuto in un’antologia che rendesse espliciti e tangibili i criteri di scelta (al di là di qualche vaga, e inutilizzabile, indicazione) né il bacino iniziale di autori considerati, i motivi programmatici e non contingenti delle esclusioni, etc. Difetti metolodogici contro cui, con mio conforto, ha puntato il dito anche Stefano Guglielmin, nel nostro breve incontro londinese questo agosto. Ne parlerò altrove, e insisterò su questo punto (risultato, secondo me, della perdurante concezione della critica letteraria come atto demiurgico, con la conseguente allergia a metodi quantitativo-qualitativi da molto tempo usati in altre discipline umanistiche come l’economia, la psicologia e la sociologia).

Leggi tutto il contributo Pdf

dal blog di Davide Castiglione