Se ne scrivono ancora

di Gianni Turchetta

“Se ne scrivono ancora” suona il memorabile attacco di una poesia degli Strumenti umani, intitolata, tanto per essere chiari, I versi. E davvero c’è di che stupirsi; voglio dire: che se ne scrivano ancora. Credo proprio che qualsiasi discorso sulla poesia contemporanea debba tenere conto di un dato meramente quantitativo: al di là delle basse tirature e della scarsa diffusione dei libri di poesia, in Italia il numero dei poeti resta incredibilmente alto. Il che vuol dire, e certo non è poco, che il prestigio del discorso in versi ha resistito energicamente all’assalto ormai più che secolare dei cosiddetti “media caldi”. Insomma, nonostante la fotografia, il cinema, il grammofono, la radio, e poi la televisione, l’audiocassetta, il CD, il videoregistratore, il PC, il CD Rom, Internet, il DVD, gli MP3 eccetera eccetera, di versi, per l’appunto, “Se ne scrivono ancora”, tantissimi e un po’ dappertutto, e, a ben vedere, se ne pubblicano anche moltissimi: certo molti di più di quanto lascerebbero supporre le ragioni del business puro e semplice…leggi qui l’intero contributo