dalla prefazione di Chiara De Luca

Quaderni dell’impostura è titolo già di per sé molto eloquente, e condensa gran parte del significato di questo libro, che si presenta come una successione di frammenti a tratti aforistici, ma è in realtà retto da un forte principio di coerenza, che lo informa dalla prima all’ultima pagina. I Quaderni tracciano un percorso, un andare, per paradossi, slanci e arretramenti, al cuore dell’impostura, al cuore della scrittura. Non si tratta però soltanto di un testo metaletterario, bensì di un tentativo di svelare l’inganno celato dietro la presunzione del dire, del fare letteratura, piuttosto che lasciar parlare gli oggetti, le percezioni, i sentimenti e le contraddizioni che ne scaturiscono.
Il linguaggio di Assiri è secco ed essenziale, ma ognuno di questi testi condensa in sé numerosi significati, numerose possibili letture e suggestioni. Ognuno di questi testi è concluso in sé eppure strettamente connesso agli altri, in un incedere dialogico di domande, risposte e smentite da cui nascono nuove domande.

Assiri si pone in ascolto delle cose, “senza pretese con l’umiltà d’imparare, incuriosito da una trama senza riscatto, da un’apparenza di vita.” Non si attende cioè che gli si schiuda uno spiraglio, uno scorcio su una realtà nascosta o superiore, né che gli si spalanchi un varco verso una possibile conoscenza, né che gli vengano fornite risposte plausibili e definitive. Piuttosto stralci d’illusione, brandelli di senso, passibili di essere smentiti alla successiva piega in cui s’insinua il discorso, alla successiva curva in cui sbanda il ragionamento..continua a leggere su Poesia 2.0 del18 gennaio