Meridione e Oriente, Sacre Scritture e Poesia Pura, personaggi e luoghi della mitologia e allusioni alla nostra contemporaneità, amore e magia melodica, incantesimi e scongiuri, lo stilnuovo, il trobar clus e il modernissimo versiliberismo si danno la mano nel recente volume di versi di Antonetta Carrabs, “Fiore azzurro”, uno dei simboli del romanticismo tedesco (Novalis) ed europeo (compreso il romeno Mihai Eminescu). La poetessa non esita a incastrare nel suo discorso poetico nomi e nozioni che suppogono da parte del lettore una seria e universale preparazione culturale. Diamo qualche esempio: Timkat, Amor de Lohn, Lasta, shammi, Keterà, gli angeli di Lalibela, Gerusalemme d’Africa, Roha, acquilunio, “la mia danza di Mananhaim nel canto di Nadir” ecc. Nell’ammirevole intreccio di civiltà e culture varie, nel mosaico di etnie, religioni ed epoche tra leggendario e attuali toponimi Monza, Roma ecc., di paesaggi marini, montuosi o desertici, tra poesia e reminiscenze libresche e malgrado le parole conosciute solo agli studiosi della Bibbia o delle lingue e culture esotiche anche per un lettore mediamente istruito, stravince sempre la poesia: “baluginio di aromi di tiglio e gelsomino”, “profumo di gelsomino raspato dal vento”, “una schiuma di rose al chiaro di luna” ecc. Daremo ancora un esempio di eros biblico che ricorda la forma e l’intensità dell’adorazione innica, sconfinata degli psalmi che ci hanno fatto sognare mentre leggevamo il famoso “Cantico dei Cantici”: “sei tumido flutto che cola dall’anfora/e cade sul mio fondo/la dove verdeggia il miglio”.

Però su questo sfondo altisonante e di stilemi un po’ ricercati che talvolta rischiano di “tracimare”, la vera musa ispiratrice di Antonetta Carrabs è la gnosi, cioè la conoscenza segreta tradizionale che costituisce il fondo comune delle iniziazioni, di cui dottrine e simboli sono trasmessi dalla più lontana antichità ai nostri giorni. Possiamo dire, parafrasando un verso della poesia “Sensorium Dei” che l’intero libro di Antonetta Carrabs “si sbocciola di antica melagrana/nel tripudio della sua unicità”, poiché riunisce in un solo frutto arte magica, arte sacerdotale e regale: “Eri nell’ansia nelle viscere del vento nel grumo d’ombra/ lungo il mare di Nervi soffocato di brume./ E solo/ mi guardo intorno come un cane in fuga/ e la voce mi esce dalla gola/ si trasforma in ruggito/ e m’abbandona./ Nausicaa che conosci la tua colpa/ ora lo sai!”. (Geo Vasile)

Versi di Antonetta Carrabs, versisone italo-romena (pdf)