1) Qual è la sua idea di prosa? Come si definisce il suo approccio alla prosa (anche rispetto alla questione dei generi)?

Volendo ridurre tutto ai minimi termini, la prosa è l‘ambito letterario in cui – a differenza che in poesia – la scrittura tende a presentarsi principalmente come veicolo per comunicare questo o quel contenuto. In realtà – lo sappiamo – anche lì la forma, lo stile, il significante, hanno il loro peso; quello che conta è che non arrivano mai (o quasi mai) a ―rubare la scena alle cose da dire. La retorica – fondamento della prosa – è un‘arte ―di servizio, che non ha certo la pretesa di occupare da sola il centro dell‘opera. Nella scrittura in prosa mi piace il fatto che il ritmo, l‘articolazione del discorso, i nessi argomentativi etc., quando sono ben controllati, fanno scorrere il testo senza farsi troppo notare. Mi sembra – in generale – un‘arte più discreta di quella della poesia o – per essere meno generici – di certa lirica ―verticale del Novecento e oltre. Scrivere in prosa è un esercizio fondamentale, io credo, anche per chi si dedica principalmente ai versi (Franco Fortini lo raccomandava con insistenza): senza questa prova, questa ginnastica, la poesia rischia di perdere ogni contatto con le radici profonde della lingua, con il suo humus.

2) Crede che nella poesia contemporanea il problema della prosa si ponga soltanto nei termini dell’ ”abbassamento prosastico” e dell‟avvicinamento asintotico della poesia alla prosa, come importanti critici hanno sottolineato, oppure le sembra di osservare Ŕ nel lavoro suo, o di altri Ŕ altre modalità di interazione, o di scambio di strumenti tra i due generi?

L‘idea di abbassamento prosastico e quella di una fusione dei generi sono – a mio modo di vedere – due aspetti di un approccio puramente estetico-letterario al rapporto tra poesia e prosa, approccio che mi sembra abbia mostrato negli anni la sua sterilità. Per me non si tratta di ―abbassare la lingua della poesia o di creare per ibridazione nuovi generi: misurarmi con la prosa – e in particolare con la prosa argomentativa, col saggio – ha significato e significa sottrarmi almeno in parte al rischio dell‘arbitrario, del gratuito, che sempre incombe sulla lirica, per riscoprire una parola poetica ―responsabile, una parola capace di misurarsi anche con il senso comune e – fin dove è possibile – di dar conto di sé al lettore.

Umberto Fiori

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Da Ulisse, rivista di poesia, arti e scritture

direttori Alessandro Broggi, Stefano Salvi, Italio Testa

NUMERO 13: DOPO LA PROSA. POESIA E PROSA NELLE SCRITTURE CONTEMPORANEE, 2010

Issn 1973- 2740

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