L’interessante raccolta di poesia di Marco Aragno rivela un’ansia di movimento, secondo le indicazioni del titolo, che si traduce in irrisolti dilemmi tra il desiderio di partire e di restare («Qualche volta ritorno per capire / come guardavo il mondo / se fossero mai veri / i sogni detti ai piedi delle scale»), concetto da intendersi non come dislocazione spaziale, ma soprattutto come posizione all’interno di una scelta di vita. Da una parte si nota il desiderio di allontanamento da un mondo che il poeta fatica a considerare ancora suo e dall’altra la paura della solitudine che fatalmente si presenta di fronte al nuovo («Solo da qui, da questa parte / voglio ripassare sul marciapiede / qui tra due palazzine / si rischiara il giallo dei platani / pare quasi tenerti nel tempo»). La ricerca di una relazione sentimentale appagante potrebbe risolvere il problema («Vorrei portarti come porto / una mano sugli occhi / per fare il mondo meno lontano»), ma l’aspirazione rimane a livello di desiderio («L’unica certezza sarà saperti / rifiorire improvvisa da una zolla / come una rosa, un’impronta di luce / in cui ritrovarci per sempre»). di Giuliano Ladolfi, da Atelier