Alberto Albani-Sole, mani, 2010

La clamorosa dolcezza delle clavicole, la percussione

cessata dei finimenti muscolari, le valvole

che l’hanno finalmente abbandonata

sulla terra, l’angolo umile che fa la testa

per celare il sorriso

sulla cruda colonna del corpo

dice: ti ho aspettato per tutta la vita

ho visto la tua vita

nei miei sogni e tutta, notte

dopo notte, si risolveva nel perdono. In certe svolte

quando il cielo pieno di meraviglia coincideva

con la bolla degli alberi agitati dalla piena

luna, io mi svegliavo

per causa dei tuoi sogni

e portavo il tuo nome come una bandiera

che saliva dal petto e mi rendeva

invisibile: di me

si vedeva soltanto il tuo nome. Io sapevo

che avremmo dovuto terminare vicini

qualunque cosa nel frattempo fosse stata di noi. Adesso

eccomi, sono qui per finire

nella tua fine, per aspirare l’ultimo respiro

dalla tua bocca

e soffiarlo attraverso la bocca

che dopo te nessuno ha più baciato,

al cielo.

Maria Grazia Calandrone