di Giulio Giallombardo dal quodidiano online siciliainformazioni

Miniature liriche che parlano da tempi trascorsi, tornate al presente per rifondare l’immaginario. Le poesie di Lillo Gullo sono come arguti epigrammi velati da un’ebbrezza malinconica, che incatenano lo sguardo alla pagina, per il fascinoso susseguirsi d’immagini evocative. Lo testimonia, se ce ne fosse ancora bisogno, “Lo scialo dei fatti”, la nuova raccolta di poesie dell’autore siciliano, edita da LietoColle e da pochi mesi nelle librerie.

Un misterioso “inventario degli oggetti di scena”, che va dal velo purpureo di Samotracia, con cui si cingevano gli iniziati ai Misteri, ad un vomere di Caccamo, in Sicilia, fino all’abbecedario di Ugarit, il più antico alfabeto documentato, precede l’avvicendarsi dei “fatti”, ovvero il sostrato poetico che attinge agli “oggetti di scena”. Così la poesia può liberarsi in un crescendo di parole che non è solo ideale. Dalle prime, brevi e fulminanti, quartine, come nell’estro minimale di “Non fu per ira” (“Non fu per ira se quella notte / il vento spiccò dall’albero / cento mandarini e li mandò in aria / senza la grazia del giocoliere”), via via le poesie diventano sempre più lunghe e i versi si fanno più complessi e aspri, pur conservando un’eleganza “classica” senza tempo.

Tuttavia, oltre a Montale citato nel titolo, è la natura con il suo mistero la vera protagonista della poesia di Gullo. Paesaggi che alterano i loro contorni come quel “cielo di pancia / ignaro di nuvole”, oppure come il turbinio della “draunèra” che “vampe d’acqua / vomita […] sul tetto di canne / dove cielo si cuce con terra”. Ci sono poi quelle “brezze di menta” che “pizzicano platani in figura di polene / mentre carote come triglie / abboccano all’amo delle mani”. Il poeta si diverte a giocare con le parole, illuminandole, talvolta, di una luce nuova; ma è in “Brezza di mare” che il legame profondo tra l’autore e la natura diventa quasi manifesto poetico: “Scrivo solo per somigliare / a una brezza di mare quando s’impiglia / tra le forche di un mandorlo in fiore”. Tutto il resto è vita che scorre veloce, congelata in istantanee fragili venate d’ironia: uno spicchio di poesia “inattuale”, ma profondamente contemporanea.