Giorgio Linguaglossa

Mari Vallisoo Parlano e volano. Poesie scelte (1980-2011) LietoColle2012

Mari Vallisoo è nata il 12 novembre 1950 da una famiglia di contadini nell’Estonia centrale. Studia programmazione economica. La prima raccolta «Amici cani» è del 1979; seguono «Parlo con te in un mese di primavera» (1980), «Uccelli migratori nella stanza accanto» (1983), «Parlano e volano» (1986), «Parole della Nascita e Notizie della Morte» (1991), «Il Presente del Singolare» (2000, «Le parole della serpe» (2000) e «La stella mattutina in un quaderno di scuola». Traduzione dall’estone di Mailis Pold.

Riflettevo su questo libro di Mari Vallisoo e mi interrogavo su quel suo modo di porre le cose sulla carta con una sicurezza e una ingenuità che a un letterato colto e snob dell’occidente parrebbe eccessivo e azzardato, e più mi interrogavo più mi convincevo che non è Mari Valllisoo ad essere nell’errore ma è una certa poesia italiana (colta e snob) che ha inseguito le orme del Moderno senza peraltro riuscire a prendere le misure al Moderno. Ma questo sarebbe un lungo discorso forse troppo lungo per essere affrontato in questa sede. Leggere la poetessa estone da questo punto di vista dà un’impressione di forte estraniazione, è leggere ad un tempo un poeta modernissimo e antichissimo, una poesia fuori-storia, fuori-contesto, o almeno nel senso che la parola «contesto» richiama alla nostra memoria quella situazione (sociale e culturale) che ha visto nei paesi occidentali a sviluppo economico evoluto il progressivo trionfo della piccola borghesia in via di progressiva mediatizzazione. L’Estonia, invece, nel bene e nel male, non è stata protagonista di alcun inseguimento al feticcio del Moderno e alla sua correlativa religione del Progresso; in tal senso l’Estonia rappresenta una insignificante porzione dell’impero economico-mediatico dell’Occidente e la sua poesia ne fa le spese, appunto, attingendo alla deflazione stilistica ciò che qui da noi abbiamo invece attinto alla inflazione e super produzione stilistica. Questa la differenza storico-ontologica. Ed è da qui che partirà la mia breve riflessione sui fondamenti che rendono diversa la poesia italiana del secondo Novecento da quella estone di Mari Vallisoo…leggi qui l’intero contributo

pubblicato su Moltinpoesia

ISBN: 8878487163

anno 2012

prezzo € 13.00

Questo racconto

fu letto su un vecchio giornale.

Io all’epoca ero solo una bambina.

Non conoscevo le lettere.

I capelli biondi spazzolati.

Avevo già sentito dei lupi

e d’altro ancora

nel mondo vasto lontano maligno.

Là nella cascina del bosco distante dalla strada grande.

Un vecchio giornale.

Sulla soffitta

venne messo al riparo dallo scorrere del tempo.

È ingiallito,

le foto strappate.

Prendi la scala, Sali, cerca,

riportalo giù.

Non dico niente.

Io ero allora una bambina.

La quarta pagina.

È là che ritroverai la storia.

*

Nella grigia tenue luce mattutina

arriva uno stormo di uccelli neri.

In coro

gridano. Cosa? Troppo forte

mi batte il sangue

nelle vene.

Non sento. Non sento, vedo solo

come l’opaco profilo del cielo si staglia

verso levante. Con tale rapidità che si scioglie

la penna tra le giovani dita

ancor prima del tempo.

Verso la grigia tenue luce del mattino

uno a uno, due a due, tre a tre

si disperde lo stormo degli uccelli neri.

C’è chi mi sfiora

la fronte.

Poi sarò stupita anch’io,

da dove sarebbero venute – le rughe

sul mio viso?

Ormai sarà l’ora indifferente del mezzodì.

È giorno in ogni caso.

*

Che fine hanno fatto i vestiti grigi

lasciati in eredità dalla mia bisavola?

Prima di morire li tolse dall’armadio.

Rammendava arieggiava sistemava.

Li ho conservati per tutta la vita.

Da bambina non li toccavo.

Da giovane sposa non li indossavo.

Ora i tempi sono cambiati –

i venti soffiano attorno a casa.

Vorrei qualcosa di caldo addosso.

Frugo negli armadi, tiro fuori dalla camera

anche l’ultimo straccio, getto tutto nel cortile.

Quei grigi non ci sono, non ci sono

tra quel mucchio di colori.

Ecco che avverto delle voci flebili.

Stanno partendo gli uccelli migratori.

Traduzione dall’estone di Mailis Pold