Dappertutto resta sospesa nell’aria/ l’idea di un imminente cambiamento/ è uno iato di generazioni che ormai deriva/ i continenti si addensano i bordi/ fuoriesce rovente ogni singhiozzo… . Sono cinque versi di un miracolo poetico che non porta nome; parti di un telaio di immagini dove l’assenza quasi totale della punteggiatura aiuta a decriptare le pause metriche, riflessioni, flasch didascalici che scorrono liquidi incontro all’unico vero protagonista della silloge di Vanni Schiavoni che è il Silenzio. Può apparire scontato, ma il Silenzio evocato dall’autore ha un nome proprio; è una forma che ci sorprende perché, sospesa sul verso, si raccoglie in un corpo che tace ma che parla come corporeità. Lunghe dorsali oceaniche le tue rughe sottili/ segate in un’espressione di allerta/ territori inconsueti da arrembare pionieri/ di itinerari segnati coi denti/ di migliaia di equatori. Qui sorprende una virgola in mezzo a un verso, poi un punto; Inaspettati.

Vanni Schiavoni forse vuole offrire in queste rare pause metriche, una riflessione per rompere la continua ascesa verso una completa purificazione dell’elemento poetico, già in grado di raggiungere in brevi salti il senso della compiutezza del verso. Lo stile si adatta al tema della fisiologia, fisica intelligente, quella dell’intelletto che astrae le forme che la materia contiene, dicevamo, come corporeità. Sono forme evolute, quasi perfette che non si accontentano di saldare il conto con la figurazione formale del verso, ma lo collimano al senso profondo del pensiero legato ad un atavico concepimento; il risultato è il respiro che fa della poesia una materia portata al massimo della sua espressione. Se ad esempio in una donna la fisiologia cioè la fisica del corpo è già concepita nella maternità, ecco che in Schiavoni la parola contiene gli engrammi di una sana ereditarietà formale che è la poesia.

Guscio di noce ci parla di questo. Sono parole che hanno un senso compiuto già come tali ma che trovano compimento e concepimento nella poetica del corpo. Mi convinse l’idea che un’altra vita/ non sarebbe stata uguale e vagamente/ valeva la pena di imbrigliare l’urgenza/ alla pace gustosa dei luoghi noti./ Riconoscevo il codice di ogni ruga/ e il clangore riassunto dalla fiducia/ nella simmetria dell’universo, Indossata/ è un vestito buono all’avvicendamento/ che nuovamente mi commuove. Tutto si lega necessariamente ad una inscindibile catena, la stessa che lessi in Salentitudine, la stessa che verrà, anche se non possiede ancora un nome. Ora vive custodita dentro la sua mente, in quella di suo padre e di sua madre; è una catena che corre indietro dove miracolosamente la genetica non si perde, ma mantiene come l’acqua la memoria cellulare che ci rende vivi.

di Aky Vetere

Schiavoni Vanni - "Guscio di noce"

ISBN: 978-88-7848-717-8

Prezzo: €13,00EUR

Anno: 2012


Vanni Schiavoni vive diviso tra Roma ed il Salento, dove nasce – in quel di Manduria – nel 1977. Proprio a Manduria impara a scrivere, sforzi che si coaguleranno coerentemente nel primo romanzo Come gli elefanti in Indonesia (LiberArs, 2001) e successivamente nelle raccolte poetiche Nocte – Nascita di un solstizio d’inverno (L’Autore Libri Firenze, 1996) e Il balcone sospeso (Lisi editore, 1998). Segue una pausa di attenzione alla propria lingua, di ricerca e silenzio sino ad approdare poeticamente alla raccolta Di umido e di giorni (LietoColle, 2004), pubblicazione che varrà a Vanni l’immediata inclusione in un programma di rinascimento poetico promosso dall’editore e che porterà alla prova decisiva con la pubblicazione nel 2006 di Salentitudine, sempre per cura di LietoColle editore.
Salentitudine è però solo la punta di una grande iceberg: apparentemente è una raccolta – omogenea – che può venire terminata con la fine del libro. Non è cosi. Dietro alla stesura (e pubblicazione) della silloge si cela un progetto “costruito” su uno schema 1=3×3 ma lasciatemi spiegare meglio: l’origine è data dal “contenitore” GLI ULIVI, ovvero ciò che da origine alla “saga” se proprio vogliamo definirla così, cui segue una divisione in tre differenti sezioni a cui corrispondono tre diverse sillogi.