Recensione di Alessandra Peluso su Il corpo segreto. Corpo ed Eros nella poesia maschile, a cura di Luigi Cannillo, LietoColle 2008.

Non posso non richiamare la splendida antologia del Cantico delle Stagioni intrisa di poesia femminile che traccia la bellezza dei corpi usati a volte abusati di donne, parlando di Il corpo segreto. Corpo ed Eros nella poesia maschile, curato magistralmente da Luigi Cannillo. Da bellissimi e profondi versi di donne che parlano di se stesse tra virtù e vizi di bulimie e anoressie di amori e corpi sfruttati, a questa singolare raccolta di versi che similarmente hanno come argomento il corpo delle donne ma secondo il punto di vista maschile: di un corpo quello del maschio divorato da una passione struggente quale quella per un corpo femminile. In una sorta di struttura chiasmatica si evidenzia corpo femminile del Cantico delle Stagioni con mente maschile di Il corpo segreto nel segreto gridato urlato mistero di un inganno annunciato. Così abbiamo corpi poetati da uomini che vivono l’amore, la passione accecante morbosa goduta con donne che possono condurre nel limbo, come si legge nei versi di Ciro Vitiello: «siamo fusione di opposte guerre – maschile e femminile / si aggrediscono nel feroce liquido / un fiume inonda il carnato – e quanto guaisci, mia brama / accovacciata nei vortici di voluttà, di ossessioni …». (p. 39). È un corpo anelante, l’oggetto del desiderio del poeta, brama con tutto se stesso l’amore cannibale che divora come un mendico che dopo giorni e giorni trova finalmente ristoro. E giace inetto e si lascia conquistare questo corpo domito: «legato con due nastri blu alla testa del letto / Espio la mia colpa di ribelle imprigionato / passivo subisco il castigo comminato / come pena le tue labbra, tortura al rossetto …». (Roberto Gennaro, p. 45). Sembrano vittime del sesso, del corpo femmiinile e maschile qui i poeti che cantano l’Eros, o forse carnefici, chissà. Risuona l’atmosfera inquietante, sbalorditiva e pressocchè disarmante che aleggia nella scrittura del marchese De Sade. Incisive le sue parole quando scrive chiaramente, senza fronzoli, eufemismi e giri di parole: « … aspettati particolari osceni, e scusami se non li taccio. Ignoro l’arte di dipingere senza colori; quando il vizio si trova alla portata del mio pennello, lo traccio con tutte le sue tinte, tanto meglio se rivoltanti; offrirle con tratto gentile è farlo amare, e tale proposito è lontano dalla mia mente». E dalla tavolozza variegata di colori e fumature di Sade risuonano i versi di Gianpaolo Matropasqua in Labbra di Maiorca: «Se non fossi pura come il nettare / delle ninfe terrestri, affamata / come la luna che divora i raggi / delle notti bianche, risveglierei l’alba / in un corpo d’acque semplici, / invece tu lama nel petto vibrante / accarezzi le corde più inaudite del vento lirico … ». (p. 46). Così si legge in Vestito Riposto di Gianluca Sala: «Stammi nel cuore, abbracciami i palpiti / sfiorami gli stami. / Coi piedi sui sepali trattienimi i petali / che tendono a chiudersi». (p. 47). Il corpo è il soggetto e l’oggetto dei poeti nella feconda silloge di Il corpo segreto. Corpo ed Eros nella poesia maschile. Maschi che si illudono di possedere i corpi di donne amate, martoriati dalla passione, carnefici assatanati o semplici e fragili anime in cerca di silenzi ingannevoli raccontati nella segretezza dell’Io? Questo Io inconscio appare poco equilibrato e deciso, divorato da sensazioni peccaminose forse o forse soltanto affamato di incontro e arricchimento di un corpo e una mente femminile. È nella ricchezza della donna che si scontra la fragilità dell’uomo, ed è con questa spesso che occorre fare i conti con la realtà: una donna che genera, ama, usa, trasforma, possiede, fa godere con tutta se stessa sempre quell’essere maschio che ha generato. Il lettore si lascia incantare e travolgere dalla forza centripeta dei versi di questa antologia e resta attratto quando legge: «sarà il corpo il giorno dell’anno / visto in una attesa / di vetro / spalle che sostengono / paesi invisibili / finestra sul mondo dove si inquadra / lo spazio pieno del corpo maschile». (Gregorio Scalise, p. 89). Così come nel gioco di pezzi frantumati di anime e corpi in «Divertimento liquido /Che filtra dalla luce sotto il vetro / Ombra costante, stanza fatta d’aria / E carne che si tende nel vestito / Anima di sangue che sale dalla vita / … /». (Fabio Simonelli, p. 91) Come nei celebri versi di Elio Pecora, una poesia che lascia il segno o in Dissonanze di Antonio Spagnuolo. Protagonisti o mezzi che la poesia utilizza per raccontarsi, comunicare così come il corpo deriso, maltrattato, asservito, desiderato che la civiltà “contemporanea” ha deciso di possedere come una cosa, separato dallo spirito – quintessenza del potere e del comando – come oggetto, cosa morta, corpus. (M. Horkheimer, T.W. Adorno, Dialettica dell’Illuminismo). Il corpo è qui emblema dell’Eros maschile dietro uno sguardo attento, ma celato di una donna.