Contrapunctus è il titolo di una silloge poetica di 18 liriche, tutte con lo stesso titolo ma numerate con numero romano, di Amedeo Anelli, poeta, scrittore, saggista, critico letterario e direttore della rivista Kamen.

È una poesia non di memoria o di ricordi, quella di Amedeo Anelli, ma una poesia di attualità, una poesia che va oltre ogni pensiero perché, dal nostro punto di vista, è una poesia visiva, una poesia che spinge ad ammirare quadri fatti di parole e che rispecchiano dipinti creati dalla natura o dalla mano dell’uomo.

Una descrizione dettagliata fatta con un codice di scrittura tutto personale, che non vuol essere, a prima vista, una rivisitazione dell’ermetismo, ma una poesia moderna, viva, dove la centralità del pensiero si confà ai silenzi della natura, al vento, al freddo, al biancore della neve, ai pensieri propri e agli omaggi resi ad artisti come Guido Oldani, Edgardo Abbozzo e Aldo Palazzeschi, dei quali è uno studioso.

Il titolo delle liriche può sembrare emblematico, ma non è così. È un gioco di parole che va oltre l’immaginario, perché sono messe lì una contro l’altra, come nella musica, il così detto punto contro punto, o nota contro nota, per creare una melodia composta di vari suoni e dare con le parole musicalità alla poesia. Amedeo Anelli c’è riuscito in pieno con il suo gioco di parole, a volte semplici, a volte più complesse, articolate in modo perfetto a formare versi altamente musicali.

Non siamo scrittori né critici, ma il modo di scrittura, l’esposizione delle liriche, che si avvalgono di paesaggi, di treni che viaggiano, di visione di campi innevati, ci portano a classificare, è solo un pensiero soggettivo, quindi passibile di smentita, che la poesia di Anelli ha quella particolarità che ci induce a dire che trattasi di poesia che si avvicina al neo-realismo. Un realismo che acquista coscienza proprio dalla esposizione e disposizione delle parole che formano i versi delle liriche. La lettura porta ad ammirare, non ad immaginare, la realtà dei luoghi e delle cose descritte come in una sequenza fotografica – non con la fantasia del lettore – ma come realtà di fatto, tanto è la realtà visiva che si presenta al lettore. Citiamo al caso i versi di Contrapunctus II: ”Una casa di compensato/ attorno ad un pesco/ fra i tralci di vite/ le radici e la terra/ e il silenzio dell’erba”; ancora, Contrapunctus IV: “Gli alberi/ il sole fra le foglie/ sullo sterrato/ i solchi dei carri/ il pioppeto/ alberi ed alberi/ filari di alberi/ convenuti a geometria”. Ecco, sono due esempi che danno al lettore la percezione non solo di quadri, ma di una realtà vera.

Oltre a ciò diciamo che l’autore ha una predilezione per il silenzio e lo esprime nelle forme più varie. Per questo ci avvaloriamo di trascrivere alcuni versi di Contrapunctus VIII con sottotitolo “Negli occhi di mia madre” che esprimono il silenzio chiuso nell’animo del poeta, l’amore che lo lega alla madre, ai luoghi a lui cari e che trascrive attraverso gli occhi di lei, ma è anche la visione descrittiva di una natura che diventa quadro: “Silenzio era il manto di neve sopra i campi,/ silenzio erano gli alberi canditi dal gelo/ silenzio era il rumore degli stivali sulla neve./ Silenzio era il fischio del treno, / che si perdeva fra luce e nebbia”.

I campi innevati rappresentano, per chi li guarda, uno spettacolo nello spettacolo, ma soprattutto esprimono la magnificenza di un quadro dove non mancano gli alberi “canditi” dalla brina che si solidifica e diventa decorazione degli stessi, dove tutto è silenzio, anche i passi attutiti dalla neve: per il poeta diventa silenzio anche il fischio del treno che si perde in tanto luce e nebbia.

La lettura delle liriche trascina il lettore in questi quadri che brillano di tutto, soprattutto del biancore dei campi innevati e che potrebbero sembrare desolanti distese, invece la melodia che il poeta riesce a dare attraverso le parole ne fanno quadri eccezionali, non di freddo e gelo, ma di calore e armonia del cuore.

Ciro Rossi