La mia città si sveglia nella nebbia
acre, sottile, di fine Ottobre.
Non passano viandanti
e ancora il sole della vita
non fa capolino in cielo
tra le nubi,
che salutano questo mattino.
E sembra Inverno,
uno dei tanti Inverni dei miei anni
persi nella memoria,
come rimossi
nell’avvicendarsi delle stagioni,
che narra la nostra storia.
Ecco vedo un passante solitario
che si avvia al lavoro,
muto e dimesso,
e lo assomiglio a un fiato
d’un’anima sperduta
che cerca la sua meta.
E tutto intorno è nebbia,
ancora nebbia
che spegne i nostri sogni
e disegna un paesaggio inumano.
E tutta quanta la gente
si chiude nelle case
e aspetta appena un segno
da questo cielo
che ci dia un sereno sostegno
a traversare il borgo,
dormiente
in questa luce irreale.