Mormoravan d’un platano le foglie,

lievi mosse dal vento: «Ahi quant’è grave

destarsi al mondo; anche oggi il Sol ci coglie,

sorgendo, a una a una vive. O poeta, o soave

di canti, che un dì varcasti le soglie

del cupo, vasto d’ombre, sulla nave

d’amor: che vale questo errar fra doglie?,

dicci. Fummo un tempo, e fu dolce, schiave

e ubriache delle forme in cui si finge

l’esser negl’occhi; nulla or Questa Sorte

(che in mille altri nomi l’arte dipinge)

al cuor s’appare»… Tacqui. Passai assorte

le or del mattino in quel canto di Sfinge;

e vidi Amor nutrire il ciel di morte.

grego.meier@gmail.com