michelangelo buonarroti- pietà rondanini – castello sforzesco


di Silvio Lacasella su Cartesensibili

Non comporta rischi affermare che nessun altro artista al pari di Michelangelo ha saputo trasmettere il valore straordinario del non-finito, potendolo contrapporre al massimo grado di perfezione raggiunto in alcune opere da lui scolpite in gioventù, quali il Bacco, la Pietà vaticana o il David. Figure bloccate nel marmo come da una sorta di incantesimo, ma il cui respiro pare non essersi mai arrestato all’interno della materia.
Un non-finito, naturalmente, che non vuol significare una momentanea o conclusiva interruzione. Tanto per fare qualche esempio, la Sinfonia n. 8 di Shubert (nota, per l’appunto, come l’ “Incompiuta”) o il Requiem di Mozart sono lì a confermare la grandezza dei due musicisti, ma danno conto anche di un non voluto arresto compositivo.

In letteratura sono davvero molti i casi che si potrebbero citare, da “ Le Anime morte” di Gogol’, al Processo di Kafka, a Petrolio di Pasolini: tutti progetti rimasti sospesi o terminati successivamente da altre mani. In architettura, gli edifici palladiani amputati in fase di realizzazione, e così via. Il non-finito-consapevole in arte, però, è una condizione assai diversa, interiore. E’ una presa di coscienza destinata a svilupparsi nella mente dell’artista man mano che il pensiero matura la consapevolezza di quanto frammentaria e “terminante” sia l’esperienza umana. E, di conseguenza, quanto sia impossibile indicare, all’interno di un percorso, pur irripetibile e in alcuni casi segnato dal genio, un preciso punto di arrivo.

Ecco perché, con l’andare degli anni, se non subentra la stanchezza ad allentarne la tensione creativa, l’artista tende a lasciarsi trasportare da violente correnti, in direzione di un possibile traguardo, pur sapendo che esso è, e rimarrà, irraggiungibile. E non sorprende che sia un’esigenza sentita soprattutto da chi, grazie ad un prodigioso talento, aveva creato capolavori capaci di sfidare la transitorietà dell’esistenza, andando a lambire l’assoluto e la perfezione.
Quando questo capita l’osservatore prova un forte senso di smarrimento… continua qui a leggere l’intero contributo