Dall’introduzione dell’autrice

Ho voluto raccogliere in questa silloge alcune voci del mondo naturale sorte dal mio immaginario contemplativo e comporle in un contesto di piccolissimo catalogo “linneiano”, a formare una sorta di giardino recitante. Alberi e fiori, colti in angoli appartati dello spazio urbano o appena fuori dal cerchio “delle mura” o addirittura osservati in luoghi privatissimi come aiuole o ambienti domestici, si fanno protagonisti di monologhi o richiami volti a coinvolgerci, a farci riflettere…


Acero di monte


Acer pseudoplatanus

Acero di monte

Acer pseudoplatanus

Era un giorno freddo di fine marzo

la terra resa dura

da lunga siccità invernale

Nel mio corpo indifeso il nerbo

era nascosto, rari i germogli

esile e asciutta la corteccia

Quando fui calato tra le zolle

l’arido terriccio sfregò le mie radici

con acuto impatto doloroso

Ecco, mi dissero: vivi.

E mi attorcigliarono al tronco

un nastro rosa

Non piovve per due, forse

tre lune. I miei compagni,

chi ontano, chi pioppo, chi betulla

così acerbi e tremanti

soffrivano con me sul campo grigio

sotto un uguale cielo fumoso

Ne vidi uno morire, il tronco sghembo

le poche foglie avvizzite, abbattuto

poi dalle burrasche

Ero allo stremo quando

qualche cosa cambiò:

un benefico vento portò nubi

le prime gocce gioia e meraviglia,

si aprirono le lamine palmate

rivelando le mie piccole mani

e finalmente impazzirono

di vita succosa le radici, quando

raggiante e libera, la terra si sciolse.