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Dall’introduzione

Spesso, in chi scrive versi e ha la fortuna di conoscere qualche lingua almeno quanto basta per leggere e gustare poesia in versione originale, si fa avanti, a un dato momento, la tentazione di cimentarsi nella rischiosa impresa del tradurre. Pur sapendo, ancor prima di iniziare, che il proprio mettersi a servizio del testo non potrà mai rendere, di quel testo, la meravigliosa e unitaria perfezione. Voler fare mediazione linguistica, specie nella poesia, richiede sempre un atto di umiltà: sappiamo che per quanta cura e per quanto amore metteremo nell’impegno, produrremo comunque una diminutio.

Perché dunque arrischiarsi a una tale impresa? Perché misurarsi, da poeti o poete, con le grandi voci che ci hanno preceduto, avvinto, ammaestrato? Talmente immense, oltretutto, da incutere un religioso timore. Per amore di quelle voci e della materia, indubbiamente, di quel ritmo e di quella musica – armonica o disarmonica, piana o sincopata – che, al di là del messaggio, ne hanno fatto poesia. E, nel mio caso, per quell’attitudine che ho recentemente definito come “poetica dell’amorosa costrizione”, una scelta che sottende la mia scrittura anche quando si esplica in prosa.

[…]

Perché ho scelto “la rosa” non occorre spiegarlo. Emerge, in molti e diversi petali, dal percorso di lettura di questo piccolo libro: vanitas talmente potente, “la rosa”, da aver rovesciato nel suo opposto, in quanto segno, la simbologia di cui è stata, nei secoli, caricata. Mi sono affidata, per sostanziare la loro grazia, al giardino di Walter Branchi, rodologo gentile e nella sua ricerca lietamente rigoroso che, delle rose, sente da sempre la voce e la musica.


A sepal, petal, and a thorn
Upon a common summer’s morn –
A flask of Dew – A Bee or two –
A Breeze – a caper in the trees –
And I’m a Rose!

Emily Dickinson

Un sepalo, un petalo, e una spina
D’estate in una comune mattina –
Guazza – un’Ape, o due, che svolazza –
Vento – tra gli alberi un balzo contento –
E Io sono una Rosa!

Emily Dickinson

Rêve d’Or
Semplice e regale, preziosa nella sua delicata naturalezza. Giallorosato sfumato di albicocca, molto profumata. Un miracolo diluminosa grazia.


À Cassandre

Mignonne, allons voir si la rose
Qui ce matin avoit desclose
Sa robe de pourpre au Soleil,
A point perdu ceste vesprée
Les plis de sa robe pourprée,
Et son teint au vostre pareil.

Las! voyez comme en peu d’espace,
Mignonne, elle a dessus la place
Las! las ses beautez laissé cheoir!
Ô vrayment marastre Nature,
Puis qu’une telle fleur ne dure
Que du matin jusques au soir!

Donc, si vous me croyez, mignonne,
Tandis que vostre âge fleuronne
En sa plus verte nouveauté,
Cueillez, cueillez vostre jeunesse:
Comme à ceste fleur la vieillesse
Fera ternir vostre beauté.

(Pierre de Ronsard 1524 – 1585)

A Cassandra

Mia cara, guardiamo se la rosa
Questa mattina appena schiusa
Al Sole con l’abito dorato,
Per caso a vespero ha già perduto
Del manto di porpora il tessuto,
E simile al vostro l’incarnato.

Guarda come in un istante solo,
Mia cara, come in breve volo
Ha sparso la grazia più vera!
Oh davvero matrigna Natura,
Se un tal bel fiore non dura
Che dal mattino fino a sera!

Dunque, se mi credete, mia beltà
Finché fiorisce vostra età
Nella più tenera verzura
Cogliete, cogliete giovinezza:
Come per questo fiore la vecchiezza
Di voi disperderà la fioritura.

(Pierre de Ronsard 1524 – 1585)