E’ uno stato di impermanenza che porta l’autrice ad un viaggio tra terre e persone diverse,tra memorie che si ricuciono su quell’io carnale e vorace, dentro il viaggio che compie in sé. Il viaggio stesso è gesto, è agire, dentro un contesto geografico, storico, sociale e ideologico. I movimenti si compongono in un inviluppo dentro qualcosa che si svolge, per perdere il proprio io, un filo di luoghi e memorie, per perdere la propria memoria fondamentale: il nome individuale e scriverne uno collettivo, facendo perdere le tracce a qualcosa che ci abita e ci vive ed è una molteplicità che “lei”, autrice di sé, non del libro soltanto, sente nascersi ogni volta e ogni volta sparire. Per questa ragione decide di muoversi, di staccare le sue piante dalla casa, dalla consuetudine di una parola ormai divorata, verso cui sente comunque appartenenza e dissonanza, distanza da una realtà che sente premere da dentro i suoi confini instabili da cui, appunto, partire. Continua la lettura su cartesensibili.