Dal blog delle Edizioni Noubs www.noubs.it, 22 dicembre 2012

Marcello Marciani mi ha consegnato “La corona dei mesi” (LietoColle) e “Rasulanne” (Cofine), in cui la sua poetica si affida a un uso pirotecnico della lingua, come a un interminabile filo di luci intermittenti. La parola è lucciola, è il segno della scansione tra silenzio e assenza, pausa tra il detto e il non detto, perché il verbo non si esaurisce in sé, nella catena infinita dei significanti, ma rimanda sempre a un altro lessema. Questo continuo rimandare attinge a linguaggi diversi, Marciani usa anche il dialetto in modo mirabile, con la forza di un espressionista che gioca e scommette sul corpo del linguaggio e lo deforma, lo beffa, lo rende tumefatto di pugni e schiaffi o lo spreme fino a cavarne succhi sulfurei o purolenti, acidi, gelatinosi. Dall’invenzione linguistica scaturiscono associazioni inusitate del pensiero: la lingua ci forma, ci rinnova, ci assimila e metabolizza, in un superbo slancio verso l’oltre, verso l’alterità non voluta, verso un luogo in cui possa finalmente implodere e smarrirsi e fermare il nostro desiderare. Il tutto in un sapiente uso del ritmo che fa di Marciani un poeta esplosivo, ricchissimo, barocco, vibratile, inquieto, ironico, tagliente, profondo, giocoso e perdutamente dolente.

Massimo Pamio

Marzo

Stamattina mi sentivo tutta un ramo di mimosa

mentre smantellavo al campo presso il bivio e le fornaci

quando un passo mi sgambetta e una voce fa: ehi cosa!

Scatenato come lampo quell’acchiappo fa seguaci

io spartivo mi scuoiavo sotto grappoli di braccia

sotto fiati di birretta d’aglio e asma di rapaci.

Dice è forza naturale che la bestia cerchi ciaccia

se la mina arrazza il fuoco se già sboccia primavera

se a pupattola di pezza m’ha ridotto quella feccia.

Ora sto tentando un fioco mio lamento nella sera

ma la voce mi si sferza dentro un raschio di saliva

e non buca la stradale noncuranza di una fiera.

Rotolandomi sui fianchi mi abbandono alla deriva

di uno scarico di cocci lungo foglie d’acetosa

di un rigurgito di sangue che mi cola dall’oliva.

Stamattina avevo in sangue un frullato di mimosa

ridarelli avevo gli occhi che saltavano spiccaci

ma il mio tempo alleva branchi mi confisca mi fa cosa.

Marcello Marciani, da “La corona dei mesi”, LietoColle 2012