Marcello Marciani con quest’opera è alla sua ottava pubblicazione e conferma, negli anni, una intensa e continua maturazione. Ha proseguito infatti sulla via di una forte sperimentazione formale ed ha anche rafforzato il suo nucleo di poetica, sempre più incline alla denuncia civile, all’impegno etico.

La corona dei mesi, già nel titolo, porta un forte richiamo alla tradizione letteraria. Quella di Folgóre e di Cenne, ma anche di Rustico Filippi; in generale di quella poesia comico-realistica che è agli albori della nostra Letteratura nazionale, attraversata da un mix di temi quotidiani e politici, legati all’osservazione attenta della polis. Per toni e accenti, talvolta dissacratori, in continuità con la tradizione versificatoria della Goliardia e Giulleria. Furono versanti dai quali, con apparente “semplicità”, si guardava all’esterno, al mondo, più che ripiegarsi – come più di frequente avvenne – sull’interiorità, sullo scandaglio del proprio io. Come in quella antica forma letteraria, nella Corona di Marciani è presente l’uso di un linguaggio che riproduce l’immediatezza del parlato (con termini dialettali o colloquiali), l’affacciarsi frequente di folgoranti neologismi, l’ironica contestazione di modelli culturali ( o pseudo culturali) dominanti.

Lo sguardo dell’autore è fermo e acuto sul degrado dei valori forti di riferimento ridotti a paccottiglia televisiva, delle relazioni sociali e affettive, soprattutto dell’ambiente urbano e marino: un patrimonio di bellezza troppo spesso violato impunemente.

La parola è nervosa, inquieta, accesa, talvolta vicinissima alla cifra espressionistica. Un linguaggio mai lirico ma neppure incline all’invettiva. Su tutto infatti il poeta lancianese spande una pietas che gli impedisce un verso che sappia di miele o aceto, e che tiene a bada sentimenti forti e mai “sbracati”: indignazione, empatia, sgomento, amarezza.

La poesia non ha altro fine che sé stessa; il suo specifico, se vogliamo, è l’inutilità. Eppure senza di essa il nostro sguardo sarebbe miope, velato. La poesia, infatti, ci svela aspetti di noi e del mondo in cui viviamo con un lampo che solo la sua asciuttezza linguistica può dare. Così, in Settembre, le Grandi Feste Cittadine sono un’occasione offerta a “ una gente che s’infavola e s’introna/ per compensare alle vite che subisce…”; così, in Maggio, le adolescenti smaniose di una esibizione televisiva o pur che sia – tanto, basta mostrarsi! – sono roselline sbocciate in “un’era che inzacchera petali e spine”.

In tutta la Corona Marciani cerca tuttavia di cogliere nell’infinito disordine del mondo un senso, un varco montaliano, una piccola luce. E a tratti pare intravederla: in Gennaio è il risvegliarsi del corpo dopo la malattia, capace di ritrovare la sua pellaccia e far fruttare “ancora lo smalto frizzato del mattino”; inDicembre è quell’Īsā, neonato africano “respinto” dallo Stato per mare, che appare come un novello Gesù Bambino e ci ricorda come “ogni nascita è un avvento e una pastura”.

Marciani abita due mondi, per sua stessa ammissione, due universi distanti: quello della Farmacia e quello della Poesia. A me non pare siano, poi, mondi così scollegati o uniti solo dalla rima. Forse la Poesia non è aspirina, antalgico, placebo quotidiano? Chi scrive, soprattutto chi scrive Poesia, lo fa per una spinta interna, per una sorta di necessità che – questo è certo – non è legata alle richieste del mercato editoriale. Fortuna o limite, la Poesia è da sempre un genere alieno dai circuiti commerciali. E, dunque, chi la pratica e la legge, è certo che essa aiuti ad affrontare e reggere il caos del mondo, a cercare dei varchi, consapevole che un verso non sempre consola e, forse, neppure vuole consolare. Tuttavia la Poesia si pone, nell’incessante rosario dei giorni e dei mesi, come una piattaforma salvifica nel mare della contemporaneità, invaso dalle blatte della corruzione e dal petrolio.

Giulia Alberico

(testo della relazione critica ascoltata durante la presentazione del libro di Marcello Marciani, svoltasi il 5 maggio nella Sala Mazzini di Lanciano nell’ambito della “Settimana della Cultura Frentana”).

(*) Marcello Marciani, La corona dei mesi, LietoColle, Faloppio 2012