Canti d’amore e di lotta” coglie la profondità dell’esistenza soffermandosi su aspetti che ognuno di noi cerca di tenere in memoria e custodire in eterno.

L’amore, la speranza e la determinazione sono forze integre che appartengono a Maria Carla Baroni e le tramanda ai lettori per preservarne uno stato di atemporalità. È una raccolta poetica ricca di versi cantati e narrati nella quale l’autrice segue una sinfonia dolce e malinconica, amorevole e sofferente ma pur sempre insita di speranza e mai di scoramento.

In “Canti d’amore e di lotta” si racconta la vita e la morte con un “karma” invidiabile che possiede Maria Carla Baroni. È sorprendente il suo modo di venerare la terra e il sole come l’amore, la luna, l’aborto: “quel bimbo mai nato che non saprò mai come sarebbe stato”, così come la morte del padre e la sua lotta di donna rossa, impegnata. Comunica una chiara e netta ideologia che canta con estrema decisione persino quando il comunismo diventa «Tragedia / di un progetto utopia / non realizzato / che sembra morto / senza essere mai nato». (p. 76).

Si legge l’amore profondo che pervade ogni meandro dell’anima di Baroni riflesso in ogni verso di “Canti d’amore e di lotta” cosicché il lettore possa gustarne l’essenza e gioirne condividendo il senso della vita. «Amarsi / è condividere il senso della vita / verso nuovi orizzonti. / Dolce abbandono / del porto raggiunto / e slancio per ripartire. / È il dilatarsi / del proprio essere / in sintonia con l’universo». (p. 27). Sembra tutto così perfetto come se seguisse lo scorrere degli eventi, il valzer dei movimenti anche quando cala il sole e l’oscurità invade cielo e terra nella solitudine del profondo “Sé”. Ed è qui nel letto di un ospedale psichiatrico che è raccontata in versi la solitudine, l’abbandono che nessuno cerca, vuole, ma che accade – a volte spesso – quando la gente è sprovvista di sensibilità, di amore, di quel senso di umanità che è troppo grande per essere contenuto in ogni essere umano, ahimè troppo umano. Si legge: «Dolce amica / ti ho trovata / tra una folla di gente muta dietro le sbarre. / … / La solitudine. / Ultimo sfratto. / In nome del diritto di proprietà / ti hanno tolto / anche l’ultima àncora». (p. 35). Sembra di leggere i versi di Alda Merini e il suo vissuto e sofferto abbandono in un ospedale psichiatrico. Rivive questo impeto incessante e sempre vivo – l’amore – come fiamma è alimentata in ogni poesia e arde in tutte le sfumature del rosso.

Induce a leggere, ascoltare, riflettere la silloge poetica di Maria Carla Baroni, ricchissima di vita vissuta a Milano, nel Vietnam, nella Guerra del Golfo; si tratta di un’individualità inclusa in tantissime individualità che costituiscono l’universale umano. È qui è la grandezza dell’autrice che è capace con abile maestria a cantare aspetti della sua esistenza quotidiana così come la vita che riguarda altre quotidianità e che grazie a lei viviamo tessuti in una splendida cornice poetica.

Come Penelope tesseva la sua tela con cura e dedizione così Maria Carla Baroni intreccia i suoi canti di amore e di lotta come trame di vita e di morte.

Si legge Roma come Milano: «Senso della Storia / incarnato / in una fioritura / di pietre di ogni tempo. / Cupole / concave carezze / sulla distesa dei tetti / … /». (p. 71) e «Un tempo città d’acque / ora quasi tutte sepolte / essiccate o inquinate. / Ora mare di cemento / con sbuffi di verde intercluso / … /». ( p. 79).

Canti d’amore e di lotta” di Maria Carla Baroni è un atto di generosità di chi ama la vita e la offre con i suoi versi perché tutti possano condividere la passione della poesia, scegliendo liberamente il colore che si desidera, ma rispettando pur sempre la diversità dei colori necessari per formare la splendida corolla che è la vita. L’unicità dei canti – come petali di un fiore – si intona libera tra allitterazioni e metafore contraddistinguendo la purezza e l’amore di un poeta che sa amare, conosce la vita, ha condiviso la morte, conosce la sofferenza e lotta, continua a lottare perché sa, è consapevole Baroni che lottando si muore vivendo.

di Alessandra Peluso