La scena era questa non smette di comunicare qualcosa

come una energica vitalità, per nulla menomata dalle venature tragiche.

Lo segnala, esemplarmente, la poesia di chiusura, con l’immagine del tramonto,

elevata al quadrato dalla sua collocazione sul crinale, non solo del

giorno, ma anche del testo. E proprio il tramonto viene fatto coincidere,

maliziosamente, con la conquista di una gioia, o quanto meno di un piacere,

foss’anche “uno dei pochi della vita”: conquista cercata, e necessaria

(“non me la perdo”), paradossalmente perfino un po’ etica. I tramonti, del

resto, non sono solo la fine di un giorno: sono anche l’avvio, con la notte,

del giorno che verrà, di un giorno dove forse ci saremo ancora.

Gianni Turchetta

Ero un cane in fin di vita.

Ero un cane in un cortile in fin di vita

ma poi venivano le rondini i guardiani

e il cane che ero non moriva

salvavo invece una legione di formiche

(è successo che io, cane che ero, dormivo

e col corpo pesante spiumato sollevato

in un punto proteggevo un nido sotto me

turrito, interrato per poco)

da allora il cane che sono non si muove,

avanza al massimo qualche decimetro sulla

ghiaia. E mi han fatto salvatore, un moribondo

salvatore salvato. E ho terra tutt’attorno,

e campi da guardare.

Non date sepoltura alle anime

La scena era questa: una valanga di tombe

monumentali e anche piccole croci

nel verde scosceso di Staglieno. Quelle anime

mostruose e organizzate mi diedero il capogiro

venne un’autoambulanza nel bel mezzo

dell’ossario-campo trentadue, mi sorreggevano

in due ma caddi lo stesso a testa in giù, mi portarono

all’ospedale, magnifico – ho pensato – ecco come

li fotto, dal campo santo al luogo di soccorso e forse da lì

al giardino di casa mia. Ecco come li fotto, pensavo

e niente anime, niente riposo, niente di niente

Al mestiere di mio padre

mozzo ghisa boccola bronzina

flange ferro lamiera otturatore

queste son metalliche parole

che sanno molto più del corallo e dell’auriga

dio mio su quelle pagine stampate

e non per divertimento

Luisa Pianzola è nata a Tortona e si è laureata in storia dell’arte contemporanea

presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova.

Giornalista autrice di due saggi di architettura sull’attività di Alberto

Sartoris, ha pubblicato le raccolte di poesia Sul Caramba, (Sapiens,

1992), Corpo di G. (LietoColle, 2003, prefazione di Maurizio Cucchi,

terzo classificato al premio Dialogo 2004, segnalato al premio Montano

2004). Nel 2002 è tra i vincitori del premio Giuseppe Piccoli per l’inedito.

Suoi testi sono apparsi sulle riviste cartacee e on line “Poesia”, “Pagine”,

“Specchio”, “Fuoricasa.Poesia”, “La Stampa web”, “l’Ulisse”, sono

presenti in antologie (tra cui l’antologia della prima Biennale di poesia

di Verona 2004-2005, edizioni Anterem) e sono state lette nell’ambito

di trasmissioni radiofoniche Rai. Ha curato l’edizione 2006 de Il segreto

delle Fragole (LietoColle).