L’educazione classicistica aveva fatto di Rimbaud un poeta, gli aveva fornito lo strumento letterario come mezzo di espressione e di comunicazione col mondo.

Si deve insistere su queste origini “scolastiche”, perchè Rimbaud, fin dagli inizi, ci si presenta agli antipodi del poeta “ispirato” e col cuore in mano (“ce sans-coeur de Rimbaud” com’egli amava sottoscrivere). E a non spaventarsi delle parole, si deve pur riconoscere che la nota predominante di questo Rimbaud agli inizi , è l’insincerità. Il primo documento letterario di Arturo decenne è una specie di sogno enigmatico. Ma era nelle lettere, nei lunghi rapporti epistolari (anche con la madre) dove il gioco cade, dove inavvertitamente affiora un moto spontaneo, l’ingenua confessione dell’adolescente che ravvisa nell’amore irraggiungibile il vertice della felicità sognata.

Il poeta fissa, con la scrittura ripercorre gli itinerari mistici nel loro essenziale diagramma. Rimbaud rappresenta ai nostri occhi un caso unico, ed estremamente significativo , dell’unità poesia-vita. Lettere anche non spedite -legami trascurabili- ma dei sensi. L’esistenza del poeta diviene così strumento della poesia .Mi vien da pensare che è stato ed è vero faro per chi vuol scrivere pagine segnate dalla corrispondenza intima viva trasgressiva dolente ….