Alluminio di Mario Fresa è un’opera di raffinata poesia che cerca di connettersi ad una tradizione novecentista – sono facilmente ravvisabili nella preziosa trama delle analo-gie i rapporti con la cultura poetica simbolistica ed ermetica, ed in particolare, per l’ambito notturno, iniziatico, mistico e visionario, con l’orfismo – ma che all’interno della tendenza postmoderna del riuso, della citazione e della consapevolezza esibita delle fonti, non di-sdegna le reinterpretazioni della tradizione trecentista (cfr. la citazione di Ugo da Massa in esergo), come di Petrarca e del petrarchismo: la struttura del testo sembra assomigliare meno ad un poemetto che ad un canzoniere ‘tascabile’. Un capitolo ancora da scrivere, nei confronti dei libri pubblicati attualmente è l’influenza indiretta su di essi dell’archetipo del Canzoniere come ‘libro di poesia’,

mentre per anni addietro esistono preziosi studi come quelli, ad esempio, di Enrico Testa e Niccolò Scaffai. Non sembra casuale ma potrebbe corrispondere ad una progettualità concernente un canzoniere o «libro di poesia» la numerazione in XXIV pezzi progressivi (numerazione romana anche nel Canzoniere) che tracciano, seppur cripticamente, una sorta di «itinerario affettivo» (Marco Furia) e conoscitivo, finanche religioso. Secondo Tiziano Salari c’è un «“senso interno” che la comunicazione poetica intende stabilire con una dimensione più profonda di noi stessi, che un tempo sarebbe stata chiamata il divino»: ciò che resterebbe, aggiungerei, dell’ itinerarium in deum dell’inarrivabile modello. Ma la comunicazione a me sembra avvenga soprattutto con un ‘tu’ femminile, che rimane dietro il nascondimento continua a leggere il contributo di Carlangelo Mauro qui