Tu raccogli i fiori io raccolgo i sassi

di: Marta Superbi

La raccolta di poesie di Marta Superbi, Tu raccogli fiori io raccolgo sassi, esprime l’esigenza di usare la pietra come texture di un linguaggio materico che, come dice in prefazione Luisa Pianzola, diventa medicamento dell’anima, giardino di vita parallela. Il sasso paradossalmente è posto a memoria di un segno che si configura come un vuoto esistenziale, tradotto in fotogramma negativo quando la vita mette in campo le gioie e i dolori soffocanti entro cui gioca, come un dio, il destino. Infatti l’autrice si confida come si trovasse davanti a un diario: Il mio destino di essere mutevole:/ l’eventualità della felicità/ e l’incessante alternarsi/ della sofferenza. Ma il ricordo rende il destino flessibile come la cera che, capace di adattarsi a qualsiasi asperità, si rigenera come da un calco e crea, con la forma di un fiore poetico, tutti i sentimenti vissuti. Tramite questo trasferimento nasce il passato, unico elemento riconducibile alla vita testimoniata, perché il presente, ora, come un sasso, è vivo nella nostra esistenza. E’ quello che descrive ne: La scoperta quando dice: E quando cercai/ e trovai vita/ in quello che amavo/ mi accorsi che nulla era più animato/ di ciò che mi animava./ Allora rimasi come sorpresa/ scolpita/ in una specie di cerea flessibilità/ sentendo l’amore più puro/ in un tepore nuovo. La mente è ciò che custodisce il valore delle cose, alba capace di titolare poesie estreme, come scoperta, eccedere, immobilita. Flasch abbaglianti lungo questa strada che è la vita, da portare insieme agli estremi di una radicale volontà di esistere. Le tue mani su di me/ mi restano addosso/ anche quando non ci sei./ Vorrei inchiodarti a me/ con la stessa forza del vuoto/ che mi crei dentro. Questa non è altro che materia, forma sublimata della vita.

Aky Vetere